dal settimanale Riviera Oggi numero 759

SAN BENEDETTO DEL TRONTO –

Incontriamo Massimo Consorti, direttore della rivista bimestrale d’arte e fatti culturali “UT”, che ci racconta la nascita e le ragioni di una delle poche realtà letterarie della Riviera.
Nato a Ripatransone e figlio di un operatore cinematografico, respira fin da piccolo le emozioni legate al grande schermo. L’atmosfera del paese medioevale fa il resto. La fantasia dell’adolescenza e le immagini: le fredde sere d’inverno e le strade innevate si animano nelle pagine della letteratura, da Salgari a Pavese. E una vocazione precoce che diventa professione: il giornalismo. Collabora con quotidiani e riviste in qualità di critico teatrale e cinematografico. Scrive saggi sull’arte e sulla letteratura.
Oggi il suo amore per la cultura ha la forma e “la carta” di UT.
Come nasce l’idea di UT?
«Il primo passo verso UT è stato la creazione della casa editrice Ediland insieme a Francesco Del Zompo e Piergiorgio Camaioni. L’intenzione era quella di pubblicare una rivista lontana dalle formule comuni, ma non sapevamo esattamente come concretizzare le nostre idee. Lo spunto arrivò quando l’amico Raimondo Rossi ci mostrò il suo prodotto, “Prima del vischio”. Una plaquette contenente un’opera d’arte accompagnata da uno scritto critico. Quella era la forma che avrebbe avuto UT: lo spazio di un doppio A4 per accogliere un’opera e brevi scritti. Semplice e unica. Completamente autofinanziata».
Come avete scelto i contenuti e la linea editoriale?
«Abbiamo deciso che ogni uscita di UT fosse monotematica, per ribadire il concetto di essenzialità come anima della rivista, con un’opera d’arte all’interno numerata e autografa. La tiratura, 139 copie, era un’esigenza e un gioco, in contrasto con la moltiplicazione dilagante nella società odierna. Il tema di ogni numero: una sola parola, molte possibili interpretazioni».
Il concetto di brevità è ben rappresentato dal nome stesso: UT.
«Volevamo qualcosa di incisivo. Ci siamo chiesti i motivi che ci avevano spinto a creare la rivista e “il perché” è diventato “affinchè”, un termine un po’ retrò. Allora siamo andati ancora più indietro nel tempo fino al suo corrispettivo latino. “UT”, che significa anche Do, la prima nota della nostra scala musicale, un punto di partenza affinchè potessimo dare voce alle emozioni e alla cultura nelle sue molteplici sfumature».
Quando è uscito il primo numero?
«A marzo del 2007, con il titolo “Quando UT significa affinchè”, con un’opera di Vittorio Amadio e una serie di scritti che spaziavano negli argomenti che più ci interessavano: cultura, letteratura, poesia, cinema. Una presentazione generale delle ragioni e dei contenuti futuri. Ad oggi, abbiamo pubblicato undici numeri, con cadenza bimestrale, dedicati ognuno a un argomento specifico. Temi comuni sviluppati alla maniera di UT. Un po’ gioco, un po’ provocazione, come l’ultimo, “La Menzogna”, uscito a dicembre in contrasto con l’atmosfera “buonista” del Natale».
Cosa le piacerebbe leggere in futuro nella plaquette di UT?
«Più “poesia”, più sentimento. Quello che ho chiesto ai miei collaboratori per i prossimi numeri è di mettere in gioco la loro anima, focalizzare l’attenzione più sulla passione per la cultura che sul sapere. I fatti li raccontano tutti, si consumano velocemente. Le emozioni sopravvivono».
Progetti futuri?
«Ci piacerebbe approfondire alcuni argomenti con la pubblicazione periodica di “Quaderni di UT”, una sorta di appendice saggistica, senza opere autografe, così da poter aumentare la tiratura. Per il momento siamo impegnati a preparare il prossimo numero della rivista che uscirà il 14 febbraio. Il tema, questa volta senza andare contro corrente, almeno in apparenza, sarà l’amore. L’amore secondo UT».

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