SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Parlare di terzo braccio e sviluppo commerciale del porto, bretelle che collegano le banchine all’autostrada passando sopra le teste dei cittadini, beh, tutto questo lo ritengo puro e semplice fumo negli occhi».
A lanciare questa invettiva contro gli ultimi sviluppi della pianificazione comunale per l’area portuale è Nazzareno Torquati, oggi imprenditore ittico e personaggio impegnato negli studi tecnologici sulla pesca, negli anni novanta coinvolto nelle vicende amministrative con il sindaco Perazzoli.
I dubbi principali sono due: uno ambientale, legato all’erosione marina che potrebbe essere causata dall’ampliamento del porto, e uno economico.

«Nel 1993 ero consigliere comunale delegato alla pesca e ricordo bene l’esito di quello studio tecnico fatto con delle simulazioni in vasca, che dimostrava inequivocabilmente che la costruzione del terzo braccio provocherebbe una erosione completa della spiaggia di Grottammare».
Torquati si riferisce al gioco delle correnti marine, un problema legato agli interventi di antropizzazione della costa: «Il molo di Martinsicuro costruito alla foce del Tronto ha provocato l’erosione della costa alla Sentina. Chi ha qualche anno di età ricorda bene quanto era più ampia quella spiaggia. Allo stesso modo, il piccolo molo di Grottammare ha generato un gioco di correnti che si è mangiato il litorale di Cupra».

Questa la conclusione di Torquati: «L’ecosistema marino è delicato, ogni mutazione dell’andamento della natura crea disastri».
C’è di più, e qui Torquati giunge alla parte propositiva del suo discorso: «In questo fumo negli occhi lanciato ai sambenedettesi, come quando si parla di una sopraelevata per collegare il porto all’autostrada o alla tangenziale, si dimentica di ragionare seriamente su uno sviluppo futuro del mondo della pesca in questa città, che viene lasciata alla sua crisi. Non si fa ricerca tecnologica, si abbandonano le idee come il Parco Marino. Qualcuno ci spieghi come conciliare l’area marina protetta con un porto commerciale pieno di cemento. Magari ce lo spieghi l’assessore all’Ambiente Canducci».

Lo sviluppo commerciale, secondo Nazzareno Torquati, non è fattibile a San Benedetto con il porto di Ancona così vicino. «Valorizziamo piuttosto l’esistente senza pensare a modelli di sviluppo che non ci appartengono, tuteliamo la qualità della vita per cui la gente viene in vacanza a San Benedetto. Esportiamo tecnologia, non pensiamo a cementificazioni senza senso. San Benedetto non è fatta per il commercio navale».

E la nautica da diporto? Nel calderone di idee targato Comune-Nomisma c’è anche l’idea turistica. Torquati è impietoso: «Le barche da diporto a San Benedetto sono come i villini in montagna. Li vedete mai uscire dal porto? La metà delle imbarcazioni presenti sta sempre ferma al molo».

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