SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un nutrito gruppo di tifosi ha assistito al primo allenamento condotto da Fulvio D’Adderio, nuovo allenatore della Samb. Occhi attenti e qualche incitamento gridato all’indirizzo del neo nominato mister rossoblu a risollevare le sorti della squadra. Lui, al contrario del suo predecessore, non si è risparmiato nel far sentire ben chiare ed ad alta voce le sue indicazioni ai giocatori, un po’ frastornati dalla girandola di esercizi, prove di pressing, cross dalle fasce. Con una costante: non appena si inquadra la porta avversaria, vai con il tentativo a rete. Senza pensarci due volte.
Mister, cosa l’ha spinta a decidere di accettare l’offerta di venire alla Samb in una situazione come questa?
«Intanto il fatto che non vedevo l’ora di rimettermi all’opera e di riassaporare il clima che si respira sul terreno di gioco. Ma attenti, non è stata solo dettata dal bisogno, che ha ognuno, di ritornare a lavorare. E’ stata anche una questione di “pelle”. Al riguardo posso aggiungere che ho ricevuto dieci telefonate delle quali almeno sette mi chiedevano chi me lo facesse fare ad accettare»
Quali sono secondo lei le priorità da adottare per questa squadra e questa situazione di classifica?
«Come con un malato, si deve procedere per gradi. Non si fanno di colpo dieci iniezioni ed aspettare l’effetto. Bisogna cominciare con metodo aggiustando e limando a mano a mano che si procede. Altrimenti si corre il rischio di ottenere il contrario»
Ovvero?
«Tanto per fare un esempio, è inutile che mi metto a schierare tre attaccanti se poi non abbiamo chi li rifornisce o peggio se nessuno di loro, al momento del bisogno, si cura di retrocedere per dare una mano. Come in tutte le cose ci deve essere la giusta miscela di diversi elementi che alla fine devono andare a comporre un mosaico in grado di esprimersi compiutamente. Tornando a bomba: mi ricordo ancora di aver fatto il mio esordio a 20 anni nelle fila del Campobasso proprio al Ballarin. Lì c’era un’atmosfera da brividi, in senso positivo. Bisogna fare anche in modo di ritornare a quelle atmosfere e lo si può fare solo riacquistando la stima dei tifosi»
C’è qualcosa che la spaventa di questa sua nuova avventura?
«Se avessi avuto paura di qualcosa non sarei venuto per niente. A nessuno piace farsi del male. La verità è che ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo iniziato a lavorare per il prossimo impegno. Considero il cammino che ci rimane da percorrere come un corridoio con quindici porte dove ogni domenica dovremmo cercare di aprine una».
Nell’allenamento l’abbiamo vista molto determinata
«E ci mancherebbe altro. Mi sono svegliato prestissimo proprio per preparare l’allenamento in modo da dare una spinta di partenza che faccia capire ai giocatori l’impegno con il quale si deve affrontare questa situazione. Colgo l’occasione per ringraziare le persone che mi hanno chiamato a questo compito. E’ un attestato di stima e di fiducia che aiuta a motivarsi ancora di più.
Come giudica il prossimo avversario?
«Una squadra che ha un organico ben disposto con giovani interessanti e molta voglia di far bene. In ultima analisi una società con una organizzazione di altissimo livello contro la quale dovremo giocare con la giusta concentrazione e determinazione. Contro di essi e contro le altre dovremo scendere in campo avendo ben in mente quello che vogliamo fare. Sia nel modulo che nei schemi»
Ha un saluto o messaggio da rivolgere ai tifosi che sono molto provati dall’attuale situazione della squadra?
«Sì voglio fare un appello accorato ed passionale alla tifoseria di questa splendida città. Noi tutti siamo qui per lavorare esclusivamente al servizio della Samb. San Benedetto e la sua squadra sono legati da un legame imprescindibile. Si può dire che l’uno non possa fare a meno dell’altro. Ecco, io vorrei dire ai nostri tifosi che mai come ora ci dobbiamo stringere tutti quanti intorno a questi colori e a questa maglia cercando di fare gruppo per poter ritornare il più presto possibile a quello spirito “Ballarin” che conservo ancora nella memoria come uno dei ricordi più cari»
E’ venuto a San Benedetto per cercare di rilanciarsi verso altri lidi più importanti o c’è un progetto più a lungo termine?
«Il mio contratto scade il 30 giugno. Poi, come nei matrimoni o fidanzamenti, ci si può sposare ma anche lasciare, restando buoni amici. Eppoi nel calcio di oggi a programmare le cose si rischia sempre di essere smentiti. Per cui, ora pensiamo solamente ad uscire al più presto da questa situazione. Per parlare del futuro c’è sempre tempo».

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