SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Diventerà una “porta sul mare”, il caro vecchio glorioso porto sambenedettese ampliato dal sempre annunciato terzo molo? La suggestiva definizione sta a identificare quanto partorito finora dai consulenti della Nomisma che da anni stanno analizzando, verificando, studiando il nostro porto, la realtà economica che lo circonda, i collegamenti infrastrutturali che (non) lo collegano, le realtà architettoniche che vi sorgono intorno.
Due gli elementi su cui si punta. La costruzione del terzo braccio, nelle idee delle istituzioni fin dagli anni ’60 (sarebbe servito per la pesca oceanica) e un collegamento stradale nuovissimo e moderno fra il porto e il resto della città ma soprattutto fra il porto e le arterie infrastrutturali come la statale e l’autostrada A14. Come? Con una avveniristica bretella della quale si torna a parlare anche in Regione, se non sono solo buone dichiarazioni d’intenti quelle che vedono San Benedetto come nuovo polo logistico delle Marche. E che sarebbe allo studio anche dell’università Politecnica delle Marche, per conto del Comune.
Le risorse per finanziare tutto ciò? Per ora non se ne parla. Si è parlato di accordi di programma con il Governo e la Regione, si parla di iniziative private da collegare a una società di trasformazione urbana con il Comune fra i suoi soci. Si parla ancora di Ballarin e Fondazione Carisap.

Lunedì gli esperti hanno incontrato il sindaco Gaspari e i tecnici comunali dell’Ufficio di Piano. Sembra che stavolta l’incontro abbia lasciato più soddisfazione nel vertice della politica cittadina. Se ne riparlerà presto, mercoledì 28 gennaio, in seno alla commissione consiliare Urbanistica aperta al pubblico.
Soddisfazione, dicevamo, anche in virtù delle linee di indirizzo collegate al nuovo Piano regionale dei porti adottato dalla Regione Marche.
Secondo questa pianificazione, un porto di interesse nazionale come quello sambenedettese avrà bisogno nei prossimi anni di investimenti per circa 45 milioni, se vorrà continuare a creare sviluppo e ricchezza economica.
Investimenti pubblici e privati. Un po’ la stessa logica a cui stanno giungendo Nomisma e Comune. E non dimentichiamo la Fondazione Carisap e il noto argomento del Ballarin, anch’esso collegato a questa pianificazione.

E non dimenticano l’Europa, nel Palazzo di viale De Gasperi. L’Ufficio Politiche Comunitarie, dice l’architetto Luigina Zazio del settore urbanistico, sta valutando possibili canali di finanziamento nell’ambito dei progetti comunitari.
In questo calderone di idee e strumenti da definire, si vanno delineando due scelte di sviluppo, che fondamentalmente riconducono al settore commerciale e al settore della nautica da diporto, e perciò alla cantieristica sambenedettese, da potenziare e specializzare all’interno del Distretto regionale.
Poi ci sono aspetti strettamente architettonici, in particolare sulla zona di viale Colombo, stretta fra suggestivi villini e zone demaniali con capannoni di archeologia industriale piuttosto malmessa.
La Zazio dice: «Valuteremo se ci sono privati interessati a presentare piani di riqualificazione urbana per una sistemazione coerente del water front».

Il terzo braccio a nord del porto sarebbe il volano del nuovo sviluppo del porto: «Non si può pensare a una nuova economia portuale se non viene ampliato l’esistente».
Si è pensato al possibile influsso del nuovo molo sulle correnti marine e quindi sul fenomeno dell’erosione della costa? I tecnici del Comune rispondono che fin dagli anni ’90 c’è a loro disposizione uno studio con simulazioni “in vasca” che analizza il problema.

Ora la “Porta del Mare”, cioè la proposta fatta dagli esperti Nomisma all’amministrazione comunale come esito del loro studio, entrerà nella fase finale. Ai tecnici prima e ai politici poi toccherà il compito di concretizzare intuizioni e sogni facendo una scala di priorità e cercando i finanziamenti, calcolando bene i risvolti sociali e occupazionali senza tuffi nel vuoto.

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