Da Riviera Oggi numero 757. Nel numero 758 in edicola intervista all’esponente dell’opposizione Luigino Calvaresi che annuncia di ritirarsi dalla politica monteprandonese.
MONTEPRANDONE – Sono stati giorni difficili, quelli a cavallo tra Natale e Capodanno, per il Partito Democratico di Monteprandone: le primarie per la scelta del prossimo candidato sindaco, infatti, hanno innescato una partita a tre di difficile soluzione che, a questo punto, crediamo, possa essere risolta soltanto giungendo a delle vere primarie. Intanto, ricapitoliamo.
Com’è noto, il Partito Democratico ha scelto, per Statuto, di svolgere le primarie per la selezione dei candidati; anche a Monteprandone – così come, ad esempio, in provincia – nonostante nella città di San Giacomo ci sia un sindaco in carica che può concorrere per un secondo mandato. Ciò poteva essere scongiurato se il 70% del direttivo comunale avesse confermato la totale fiducia in Bruno Menzietti ma, invece, si è deciso di accettare eventuali proposte, e naturalmente anche Menzietti si è dichiarato disponibile ad una sfida.
A quel punto, l’ex sindaco Orlando Ruggieri (ha guidato Monteprandone per 10 anni, dal 1994 al 2004) ha sciolto le riserve e ha deciso di partecipare (raccogliendo le firme previste e versando, come gli altri candidati, la quota prevista, ben 10 mila euro). La presenza di Ruggieri – in passato anche deputato e ora presidente provinciale del partito – ha però creato scompiglio all’interno dei democratici monteprandonesi. In una assemblea convocata nel pomeriggio di sabato 27 dicembre (Ruggieri, e anche altri iscritti al Pd, però, non sembra siano stati contattati), ecco avanzare la proposta della candidatura di Stefano Stracci alle primarie. Cosa che poteva pur andar bene a Menzietti (ma non a Ruggieri, che asserisce che Stracci, essendo coordinatore comunale del partito, non può improvvisamente trasformarsi in arbitro: giustificazione o realtà?), anche se in quella occasione il sindaco maturava la clamorosa decisione di ritirarsi dalla contesa. Perché? Il motivo era da ricercare nel fatto che molta parte del partito, ma soprattutto della giunta da lui guidava, si esprimeva a favore di Stracci in alternativa a Ruggieri.
A quel punto, però, Ruggieri, con una abile mossa, oltre a mostrare solidarietà a Menzietti (e ad indicarlo come suo possibile collaboratore in caso di vittoria), affermava: «Io sono parte del Partito Democratico: perché vengo visto come un nemico?». Ma soprattutto attaccava a testa bassa Stefano Stracci, minacciando sanzioni del partito per il suo comportamento (aver convocato una assemblea del Pd senza contattare tutti i tesserati e lasciando intervenire anche esponenti di altri partiti): «Stracci va fermato», intimava. Senza dimenticare di accusare parte dello stesso partito, tra cui anche il vicesindaco Bordoni, di tramare velatamente contro Menzietti o, almeno, non difenderlo.
Repentina, proprio poche ore prima la scadenza precedentemente fissata per l’adesione alle primarie (le ore 12 del 31 dicembre), ecco la risposta di Stracci: «Io non ho nessuna intenzione di dividere il partito: per questo, sia Ruggieri a fare un passo indietro, in modo da permettere a Menzietti di continuare a fare il sindaco».
Insomma, il Pd sembrava sul punto di spaccarsi. Lo è ancora? Possibile, ma il seguente comunicato congiunto di Ruggieri e Stracci, di fatto, bloccava la situazione, che però, in questi giorni, andrà obbligatoriamente definita.
Dato per scontato che Ruggieri non ritirerà la sua candidatura (a costo di bypassare le primarie), occorrerà vedere se il partito deciderà di dare il via libera a Stracci, o meno.
L’aspetto forse più rilevante di tutta questa intricata questione, però, forse, è altrove: il Pd vuole o no le primarie? Oppure le vuole solo se annacquate? Ci spieghiamo meglio: in provincia, Emidio Mandozzi ha gareggiato con due politici non in vista, ben sapendo di non rischiare nulla e stravincendole. A Monteprandone sono disponibili a sfidarsi i pezzi da novanta della politica cittadina: non sarà il caso, allora, democraticamente, da statuto, affrontarsi con trasparenza? Al Pd l’ardua risposta.

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