dal settimanale Riviera Oggi numero 749

Con la fondazione della cittadina portuale di Castrum Truentinum, in pratica l’antico nucleo delle attuali San Benedetto, Porto d’Ascoli e Martinsicuro, si definisce concretamente la romanizzazione della riviera dopo il periodo di tensioni causato dalla Guerra Sociale. La cittadina in età romana diventa un rilevante scalo marittimo grazie alla sua posizione strategica: si trova al centro della penisola e diventa punto di raccordo del commercio romano con gli altri porti che si affacciavano sull’Adriatico. Inoltre, raccogliendo tutti i nuclei abitati che da secoli circondavano il fiume Tronto, collegava la costa ad Ascoli (all’epoca Asculum) e all’importante via Salaria, arteria di comunicazione prioritaria dell’Italia Centrale. Infatti l’antico porto di San Benedetto può essere definito proprio come lo sbocco sul mare della Salaria, che poi attraversava tutta la vallata del Tronto, trovava un crocevia fondamentale in Ascoli e poi procedeva verso Roma tramite i valichi dei Sibillini.
Il Piceno anticamente era denominato come la Regio V dell’Italia Augustea, i cui confini erano a nord il fiume Esino e a sud la città abruzzese di Atri. Le città rilevanti erano Ascoli, Fermo, Osimo, Camerino, Atri, Teramo. I porti, a settentrione Ancona e nella zona meridionale San Benedetto, antica Castrum Truentinum. In questa area pacifica, quasi sonnolenta, basata su una produzione prevalentemente agricola e lontana dai confini dell’Impero in continua espansione, la cittadina mantiene una funzione commerciale, marittima e portuale per tutto il periodo romano e fino alla fine dell’Impero. Molti storici dell’era antica ricordano l’importanza del Piceno nella produzione di frutta, di olio e di vini di qualità, caratteristiche peculiari che sembrano essere rimaste immutate dopo 2000 anni. Le testimonianze archeologiche delle rotte commerciali dell’età romana possono essere attualmente osservate al Museo delle Anfore, in via Colombo, a San Benedetto, in cui sono esposte un gran numero di anfore, molte delle quali rinvenute nei fondali marini.

Dunque abbiamo un’immagine di una cittadina intrinsecamente legata al mare e che con la vitalità del commercio è in contatto sia con i centri dell’entroterra che con i porti più grandi dell’Adriatico e del Mediterraneo. Anticamente però l’area centrale del nucleo urbano non è identificabile con quella attuale, poiché l’intero territorio ha subito notevoli mutamenti nel corso dei secoli. Dalle indagini archeologiche, dai ritrovamenti e dagli studi condotti sia nel teramano che nell’ascolano, sembra che la linea della costa antica fosse situata a circa mille metri dall’attuale spiaggia della Riviera delle Palme. Non solo a San Benedetto, ma anche a Grottammare e Cupra Marittima, dove infatti le vestigia romane sono situate a circa 800 metri dal litorale.

I resti archeologici degli edifici che costituivano Castrum Truentinum, appartenevano a una serie di edifici commerciali situati quasi in prossimità della costa. Ricordiamo sempre che i primi antichissimi insediamenti risalgono a un’epoca comunque precedente a quella romana, esattamente al periodo dei Liburni e dei Piceni, intorno al III secolo avanti Cristo. I romani in seguito ampliarono e ingrandirono le strutture preesistenti. Si trattava di edifici portuali e commerciali, depositi di anfore, abitazioni di mercanti e pescatori, che incentravano le loro attività intorno ai flussi della Salaria e alla presenza del mare. Anche i materiali rinvenuti testimoniano questa vitalità operosa, comunque lontana dalle guerre e dalle invasioni che solo dopo 4 quattro secoli avrebbero ulteriormente messo in crisi l’unità dell’Impero. Infatti sono state ritrovate, in tempi diversi e in tutta l’area circostante l’antica Castrum Truentinum, monete, manufatti di ogni tipo, ceramiche, anfore, parti di statue. Questa prosperità non conoscerà momenti di particolare crisi per tutta la durata dell’egemonia di Roma nel mondo occidentale.

Possiamo affermare che il Piceno era considerato una sede di riposo e vacanza per vecchi senatori, patrizi e per chi, dopo aver servito da militare o politico le leggi romane, volesse condurre una vita agreste in una zona lontana dai tumulti delle battaglie o dalle congiure di Roma. Infatti vediamo proprio per questo motivo sorgere nell’entroterra abruzzese come in quello ascolano, numerose ville romane, circondate da latifondi estesi, proprietà di patrizi romani. Ville di cui abbiamo testimonianza in tutto il territorio. Interessante ricordare come nel Piceno sia passato Cesare, nel 49 a.C., durante la guerra con Pompeo. Egli stesso ce lo descrive, da come riporta nel De Bello Civili. Inoltre Cicerone, riporta una testimonianza di Pompeo, per cui Cesare con le sue armate provenienti da Fermo, si sia accampato temporaneamente a Castrum Truentinum per rifornirsi in attesa dello scontro con Pompeo.

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