SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La Cai-Alitalia ha trovato il partner straniero al quale ha venduto più di un quarto della compagnia: è la tanto vituperata Airfrance-Klm, la stessa che dieci mesi fa voleva comprarla tutta ad un prezzo considerevolmente più vantaggioso per noi e accollandosi tutte le problematiche e i debiti che “un carrozzone” come la vecchia Alitalia aveva accumulato con tanti anni di “disonorata” attività.
L’italiano fatica a capire la vicenda mentre il debito pubblico e il disavanzo primario aumentano vistosamente:la vicenda sa molto di pastrocchio con il solito fesso (il contribuente) che paga sempre per tutti.
A marzo del 2008 non si è lasciato fare al libero mercato e non si è portata a termine un’operazione con Airfrance-Klm in nome dell’italianità della compagnia, operazione per noi molto più vantaggiosa e che avrebbe fatto risparmiare alcuni miliardi di euro all’erario.
La compagnia franco-olandese invece ora si è accontentata, si fa per dire, di acquistare oltre il 25% di quella italiana (risulta quindi essere il primo singolo azionista della società) con pochi rischi d’impresa ed ad un prezzo notevolmente più basso di quello di allora; inoltre, avendo le competenze specifiche del settore (know how), inciderà sicuramente molto sulle scelte e sulle strategie della società appena nata, in attesa di poterla acquisire definitivamente magari fra qualche anno.
L’offerta del marzo scorso per l’acquisto dell’intera Alitalia, come dice “ Il Sole 24 ORE ”, sarebbe stata per noi sicuramente migliore dell’operazione attuale innanzitutto perché i franco-olandesi avrebbero pagato Alitalia molto di più (2,8 miliardi di euro per tutta la compagnia di allora, contro i 322 milioni di euro per un quarto dell’attuale) e poi perché gli esuberi sarebbero stati molto meno ( circa 9.000 attuali contro i vecchi 2.120 ) che ora saranno sistemati con una cassa integrazione per circa 7/9 anni che garantirà loro uno stipendio all’80% e che pagherà sempre il contribuente in silenzio.
La realtà e che i nuovi accordi sono peggiori di quelli del marzo scorso: la società ha perso alcune rotte intercontinentali, i voli interni sono di fatto monopolizzati e sono diventati costosissimi, non è stata salvata Malpensa, lasciando scontento tutto il nord-est del paese (i sindaci di Milano e Venezia, il presidente della provincia di Milano, i governatori Formigoni e Galan e soprattutto Bossi che si è rassegnato ma non ha per niente digerito questo smacco).
Com’è che ci siamo “incartati” così tanto, quando l’operazione aveva tutti i presupposti per una transazione di libero mercato che, tutto sommato, ci poteva soddisfare, visto il pessimo stato in cui versava la compagnia, prossima al fallimento?
Si è giunti a questa situazione per l’ostracismo dell’allora capo dell’opposizione che non voleva scontentare il suo elettorato del nord in piena campagna elettorale e per la miopia dei sindacati che, per salvare qualche posto di lavoro un più, hanno allungato e complicato la trattativa, tanto da far scappare i franco-olandesi che non si sono fidati di portare a termine un’operazione contro il parere del futuro capo del governo e dei sindacati.
La realtà ora è che la vecchia Alitalia è stata svenduta; i nuovi padroni non si sono sacrificati, ma hanno fatto un affare acquistando la polpa della vecchia società che potrà essere rivenduta fra quattro anni come da contratto, mentre i vecchi azionisti, Stato compreso, non prenderanno una lira, tranne forse i possessori delle vecchie obbligazioni convertibili che riceveranno una miseria.
Da questa storia si capisce che ancora una volta i politici e le forze più rappresentative delle nostre istituzioni hanno fatto di tutto per complicare e danneggiare una semplice transazione economica, facendoci perdere una caterva di miliardi in nome di una italianità che nel settore specifico non esiste e che in questo momento non ci possiamo permettere, chiedendo al solito ai contribuenti di pagare per i loro errori.

*opinionista

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