TERAMO – Si terrà il prossimo 30 gennaio la Giornata nazionale di mobilitazione a sostegno delle Province Italiane, promossa dal consiglio direttivo nazionale dell’Upi, l’Unione delle Province Italiane. La giornata, che prevede la convocazione simultanea delle assemblee elettive provinciali, vuol essere una risposta alle ventilate ipotesi di abolizione degli enti provinciali e promette di svelare all’opinione pubblica italiana le tante e interessate imprecisioni sul ruolo delle Province italiane, ma soprattutto di rilanciare il cammino delle riforme.

«Oltre a ribadire l’infondatezza delle argomentazioni usate contro le Province – ha affermato il presidente dell’Upi Fabio Melilli – vogliamo sottolineare la necessità di proseguire nel cammino delle vere riforme, dal federalismo fiscale al codice delle autonomie, che dovranno portare alla riorganizzazione dello Stato, alla definizione delle funzioni di ciascuna istituzione, all’eliminazione degli enti strumentali e alla semplificazione del sistema».

Ad oggi le Province italiane sono 104 (escludendo le tre Province autonome di Trento, Bolzano e Aosta), a cui si aggiungeranno alle prossime elezioni amministrative le tre Province di Monza-Brianza, Fermo, Barletta-Andria-Trani, istituite nel 2004.

L’Upi è sempre stata contraria all’istituzione di nuove Province che rischia di interferire negativamente sul processo di consolidamento dell’ente provinciale, ed ha espresso più volte questo parere nelle audizioni sul tema che si sono tenute alla Camera e al Senato.

Fino al 1990 le Province si occupavano principalmente di gestione della viabilità provinciale, di edilizia scolastica inerente gli istituti superiori ed esercitava alcune funzioni in materia di assistenza. Con la legge 142/90 di riforma delle autonomie locali il ruolo cambia decisamente e le Province diventano enti locali a fini generali a pieno titolo e assumono la connotazione di ente di governo di area vasta. Da qui si avvia un percorso di crescita istituzionale che prosegue negli ultimi 15 anni grazie al decentramento amministrativo avviato dalle leggi Bassanini che hanno provveduto al trasferimento di importanti funzioni dallo Stato e dalla Regioni alle Province e soprattutto a seguito della riforma

Costituzionale del 2001. Questo ha determinato il conseguente aumento delle spese nei bilanci delle Province. Nel 2006 le spese sostenute dalle Province sono state pari a 14 miliardi di euro, in marcata flessione rispetto all’anno precedente (-6% rispetto al 2005): 2 miliardi e 900 milioni di euro per la gestione della viabilità di 145 mila chilometri di strade nazionali extraurbane; 1 miliardo di euro per servizi e infrastrutture per la tutela dell’ambiente (difesa del suolo, prevenzione delle calamità, smaltimento dei rifiuti, ecc); 1 miliardo e 700 milioni di euro per l’edilizia scolastica e la gestione delle scuole; 1 miliardo di euro per lo sviluppo economico (sostegno all’imprenditoria, all’agricoltura e alla pesca, promozione di energie alternative, ecc); 800 milioni di euro per la formazione professionale; 1 miliardo e 200 milioni di euro per trasporti e mobilità, 500 milioni di euro per i servizi per il mercato del lavoro (gestione dei servizi di collocamento attraverso 854 Centri per l’Impiego); 500 milioni di euro per la promozione della cultura, turismo e sport, 400 milioni di euro per i servizi sociali, 800 milioni di euro per le spese generali dell’amministrazione e spese di manutenzione del patrimonio, e 2 miliardi e 300 milioni di euro per il costo del personale.

In Italia inoltre ci sono centinaia di Enti che svolgono nel territorio provinciale funzioni riconducibili alle Province: 63 Bacini Imbriferi Montani, 191 Consorzi di Bonifica, 1099 Enti Parco o Aree protette,91 Ato Acque, 131 Ato Rifiuti, 290 Unioni dei Comuni, 356 Comunità Montane, e oltre 600 Enti strumentali regionali (circa 30 in ogni Regione, con picchi di oltre 60 in Abruzzo e che sono costituiti da società per lo sviluppo e il lavoro, da enti teatrali, da consorzi per i rifiuti, agenzie per il turismo e per la formazione professionale, ecc).

Facendo un raffronto con l’estero, il Italia ci sono 8.103 Comuni,104 Province e 20 Regioni, in Francia 361565 Comuni, 96 Province e 22 Regioni, in Germania 13.854 Comuni, 323 Province e 16 Stati Federali, in Spagna 8.106 Comuni, 50 Province, 17 Regioni. Dal punto di vista funzionale le realtà più avanzate sono quella italiana e francese,

Dal punto di vista funzionale le realtà più avanzate sono quella italiana e francese, mentre in Germania e Spagna le Province hanno funzioni più ridotte.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 2.032 volte, 1 oggi)