SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dovevano essere in due alla conferenza stampa. Ma si presenta solo Maurizio Caccavale. Succede durante l’allenamento, ovvero: il colpo di sfortuna che non ti aspetti. Una entrata un po’ sopra alle righe di un nuovo compagno di squadra ed ecco che Gianni Califano, vecchio pirata delle aree di rigore, si ritrova con una caviglia malconcia a farsi fare le lastre all’ospedale. A riferirlo un contrito Giovanni Tormenti che spera comunque nella tempra del giocatore e nell’esito dei referti.Chi non sembra avere problemi di sorta e grinta da vendere è Caccavale. Il 35enne difensore, esperto per la categoria, ha rescisso il contratto che lo legava al Catanzaro (Seconda Divisione) per approdare in Riviera.

Un lungo corteggiamento quello tra lei e la Samb.

«Sì e sono contento che alla fine si sia concluso con un matrimonio, sebbene a tempo. Comunque sono qui per dare una mano alla Samb in questo difficile momento. Io ho tempra, forza e carisma. E quando c’è da dire la mia non ci penso due volte. Cali di tensione o tanto meno di concentrazione non devono più succedere. E farò di tutto perché ciò non avvenga».

Questo potrebbe significare anche un passaggio della fascia di capitano?

«Non scherziamo su queste cose. Il capitano è uno e non si tocca. Dico solo che voglio apportare alla squadra il mio contributo di esperienza e di aver giocato in piazze almeno così calde come quella rossoblu. Sono un giocatore d’azione per cui non vedo l’ora di passare dalle parole ai fatti. E per favore, non dite in giro che ho 36 anni. Ne ho 35, li ho compiuti pochi giorni fa. Per un calciatore anche un anno fa la differenza. A parte gli scherzi, mi sento integro, al meglio e con tanta voglia di giocare»

Per due stagioni è stato al Taranto con l’attuale ds Luca Evangelisti. Pensa che questo sodalizio possa continuare anche dopo la fine del campionato?

«Forse qui stiamo perdendo di vista l’obiettivo principale e impellente che è quello di salvarci e rimanere in categoria. Intanto diamoci tutti da fare per cercare di remare nella stessa direzione che è la cosa più difficile. Poi, a cose fatte, e per questo intendo una salvezza senza play-out, se ne può sempre riparlare».

Anche se vecchia di qualche anno, l’incresciosa faccenda del calcio scommesse, con sospensione di cinque mesi, continua a perseguitarla?

«E’ stato un periodo sfortunato della mia carriera per un errore che ho pagato. Non sono un criminale per questo. Non era un’accusa di illecito ma per scommesse. Comunque ho continuato a giocare dando sempre il meglio di me stesso e la cosa non ha mai influito sul rendimento. Tanto che, al Taranto, dove eravamo ben sei nella stessa situazione, siamo riusciti a vincere due campionati».

Cosa pensa di dare in più alla squadra?

«Determinazione, esperienza, motivazioni. Mi reputo un uomo spogliatoio a 360 gradi. Ho visto la partita di domenica e anche se, tutto sommato, possiamo parlare di sfortuna, la reazione dopo aver preso il gol deve cambiare radicalmente. Almeno per quello che posso contribuire. Penso che la società abbia contattato gente esperta proprio per questo. Per trascinare i più giovani e “tenere” a galla la squadra nei momenti difficili»

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