SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riceviamo e pubblichiamo da Tonino Armata, esponente del Partito Democratico.

Caro Partito Democratico di San Benedetto del Tronto, quest’anno vorremmo un partito nuovo. Un Partito Democratico nei fatti e non nelle parole. Il partito che abbiamo in testa è aperto e libero, trasparente, rinnovatore e onesto. Un partito libero, non schiavo di poltrone, non sommerso dall’inerzia vischiosa, invincibile dai vecchi apparati e della vecchia politica, con i mortificanti risultati che vediamo sul piano politico, ma di facce nuove. Un partito che dell’acqua colga la trasparenza, non il torbido. Un partito che non sia questo partito. Non illudetevi noi andiamo avanti comunque. Lasciar perdere vorrebbe dire lasciare San Benedetto al suo antiquariato. Quello che invece noi abbiamo in mente è una San Benedetto open space. Nuova. Se vogliamo abitarci, non resta che bussare. Vi apriremo e insieme faremo crescere il Partito Democratico nella nostra città.

Dopo la mortificante partecipazione alle primarie per la scelta del candidato presidente alla provincia di Ascoli Piceno (938 dalle quasi 4000 della precedente tornata), la questione sempre più complicata del Ballarin, richiesta la verifica di cinque consiglieri di maggioranza, difficoltà a realizzare il programma elettorale, problema piano regolatore, oltre che di questione morale dobbiamo parlare di questione democratica all’interno del PD sambenedettese. C’è aperta una questione politica che deriva dalla fatica che questo partito fa nel rispettare le regole che si è dato e nel condurre un dibattito limpido e aperto che motivi gli aderenti a partecipare anziché dissuaderli. Nella dissuasione si produce quella rassegnazione e quell’allontanamento che rende impossibile un controllo democratico sui comportamenti dei titolari di responsabilità degli eletti alle varie cariche istituzionali I dirigenti della nostra città, dicono che il partito è unito. Crediamo che in quest’unità ci sia una buona dose di finzione: il partito è unito su delle formule così imprecise e sfuggenti che nascondono la dialettica e le visioni diverse che nel partito convivono. La mancanza di una dialettica aperta e libera sulle questioni dirimenti di fondo che riguardano la forma del partito, un partito aperto o di tesserati e basta, un partito che auspica una riforma istituzionale di un certo tipo, maggioritaria o proporzionalista. Da questa paralisi del vertice discende una dinamica poco virtuosa anche in alcuni militanti.

Per tutti i motivi sopra esposti chiediamo di:

1) Ripulire il Partito dalle persone collegate ai clan o alle consorterie.

2) Redigere un codice etico che gli aderenti e gli iscritti di qualsiasi livello devono rispettare, pena l’espulsione.

3) Smetterla con le beghe interne (difficoltà a eleggere il capogruppo del PD al Consiglio comunale).

4) Impegno del sindaco e della giunta a completare il programma presentato ai cittadini alle elezioni comunali.

5) Scegliere se si vuole essere un Partito di sinistra o un Partito di centro.

6) Ammettere gli errori fatti e promettere che non si ricadrà in futuro negli stessi errori.

Sta di fatto che se il PD non ritrova e non rifonda le sue ragioni etiche, i cittadini si allontaneranno sempre più, e il nostro partito avrà momenti difficili. Per questo diciamo che al PD serve una scossa, uno scatto di novità e di rinnovamento. Se manca quello, la forza del progetto sarà irrimediabilmente ridimensionata.

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