GROTTAMMARE – La situazione “mensa scolastica” a Grottammare è alquanto diversa da scuola a scuola. Prendendo ad esempio quelle centrali, alla scuola materna di via Battisti i bambini possono usufruire di una mensa interna, con cuoche dentro la struttura e prodotti biologici certificati, con tanto di menù settimanale consegnato ai genitori. Il meglio quindi. Alla scuola elementare Speranza e alla scuola media Leopardi, invece, non esiste cucina e per il pranzo viene utilizzato il catering. Questo ha da sempre portato non poche discussioni, perché se è vero che i bambini e i ragazzi debbono imparare a mangiare tutto, sembra abbastanza probabile anche vero che parte del catering che arriva nelle scuole viene sprecato. I bambini quindi imparano in classe che il cibo è importante, il diritto all’alimentazione dovrebbe essere per tutti, che ci sono bambini che proprio non mangiano, ed anche per questo il cibo non va sprecato. In mensa, invece, accade il contrario. Senza contare le controversie degli scorsi anni, con il comitato genitori che controllava la mensa proprio per le molte lamentele delle mamme di bambini che a casa mangiavano tutto, ma a mensa no.

«Comprenderei l’aumento – dice una mamma della scuola Speranza – se ci fosse lo stesso servizio che offrono alla materna. Ma vedere che bambini delle elementari viene offerto il catering, che non gradiscono, che data l’insufficienza dei posti in mensa vengono fatti dei turni, sarebbe quasi meglio toglierla del tutto, o per lo meno vagliare meglio chi ne ha effettivamente bisogno – perché spesso non tutti i genitori hanno problemi ad andare a riprendere i figli a pranzo, ma li lasciano comunque a mensa – e realizzare un servizio mensa più efficace».

Una proposta che viene dai genitori che hanno figli nelle classi a tempo normale è quella di abolire i due rientri (uno obbligatorio e l’altro facoltativo), adeguando l’orario di conseguenza, come ad esempio accade a Porto d’Ascoli, dove le lezioni inizioano alle 8 e non alle 8,30.
Per chi ha un bambino che frequenta a tempo pieno, i costi sono 70 euro per 20 pasti più 75 euro se usufruisce del trasporto. Se si calcolano 5 giorni a settimana per 8 mesi, sono 560 euro annuali contro i 400 del 2008. Aggiungendo il trasporto, diviso per 8 mesi, mensilmente per un figlio si spendono circa 80 euro mensili. «Praticamente quasi quanto alcune scuole private di San Benedetto – afferma un’altra mamma – dove pagando una retta mensile di 110 euro, vengono compresi tutti i servizi, con mensa interna, compreso il materiale scolastico e gli insegnamenti aggiuntivi, che nella nostra scuola sono parzialmente coperti dalla richiesta del contributo volontario ai genitori».

Una decisione presa in maniera repentina, quindi, che ha visto l’8 gennaio la comunicazione dell’aumento retroattivo del 40% dei buoni mensa (l’aumento decorre infatti dal 1 gennaio 2009).

Quel che viene da dire è che è stato inutile mantenere fisso il prezzo per 6 anni, quando poi l’aumento è stato fatto di colpo, in un momento di grave crisi economica, andando a toccare proprio la famiglia. Anche se, si legge nella nota, è stato «un aumento che copre parzialmente l’effettivo costo da sostenere», come si legge nella nota inviata ai genitori tramite la scuola. Consolazione?

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