SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Andrea Carozza, l’ultimo arrivo in casa rossoblù, è nato a Pescara il 22 aprile 1985. A diciotto anni esordisce in serie B nelle fila della squadra della sua città dove, nei campionati 2003/2004 e 2004/2005 colleziona in totale sette presenze.

Quindi viene mandato a farsi le ossa in C1 con il Pisa. Tra il  2006 ed il 2008 si alterna tra Pescara e Bari con una media presenza di 13 partite a campionato. Il più prolifico è quello nel campionato 2006/07 disputato in B nelle fila della squadra abruzzese dove colleziona 13 partite e tre goal.

Nell’attuale girone di andata ha militato nelle fila della Pistoiese dove ha giocato 14 incontri su 17. Di questi otto volte è subentrato ad un suo compagno e quattro volte è stato sostituito. Fin qui ha rimediato quattro ammonizioni ed una squalifica.

Come per il suo nuovo collega Fabrizio Cammarata anche per lei sarà una occasione di riscatto visto il periodo non proprio felice a Bari e Pistoia?

«Devo dire che da Pescara, passando per Bari e Pistoia, mi sono sempre trovato bene. Alterne vicissitudini tipo qualche infortunio ed allenatori che hanno preferito utilizzare altri miei compagni non mi hanno dato la possibilità di esprimermi con continuità. Vengo con tanta fame di giocare una partita, visto che sono rimasto fermo nelle ultime tre gare. Ho tanta voglia di rimettermi in gioco. Mi sento in forma ed arrivo in una squadra che non si merita certamente questa classifica»

Con lei la Samb dovrebbe aver trovato quel “play-maker” di qualità che gli mancava?

«Intanto devo iniziare a mettercela tutta per essere all’altezza del compito. Comunque mi considero un regista nel senso classico del termine. Ho imparato ad adattarmi sia come centrocampista centrale, mediano difensivo ed offensivo. Penso che la duttilità sia uno dei miei pregi».

Samb e Pistoiese. Due squadre in difficoltà. Ma la maggiore passionalità della piazza rossoblù la spaventa?

«Neanche per sogno. Anzi io lo considero uno stimolo in più per far bene. Rovesciando la medaglia si può dire che, se si fa bene, si viene doppiamente ricompensati dal punto di vista della testimonianza di gratitudine ed affetto da parte dei tifosi. In ogni caso anche Pescara e Bari sono considerate tifoserie molto appassionate per cui, da questo punto di vista, si può dire che non sono proprio a digiuno».

Essendo legato al Bari fino al 2010 questa per lei  è solo un occasione per rientrare alla squadra madre con più credenziali o si può ipotizzare un progetto con la Samb?

«Ora come ora non mi sento di escludere nessuna possibilità. Intanto direi di concentrarci sul momento attuale che ci impone di tirarci al più presto fuori dalla attuale classifica. Poi, a campionato finito, vedremo il da farsi. Intanto voglio ribadire che sono contento di arrivare a San Benedetto, piazza alla quale sono stato più volte vicino ad arrivare ed alla fine il caso ha voluto che ciò si avverasse»

Alla Samb ritroverai in Ottavio Palladini una specie di “padre putativo” ?

«Eccome. Posso dire di essere cresciuto con Ottavio. A Pescara, quando feci il mio esordio a diciotto anni lui era già una colonna della squadra. Ma non vorrei neanche dimenticare che mi sono ritrovato anche con Fabrizio (Cammarata) dove ci siamo sempre trovati a meraviglia.

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