ASCOLI PICENO – Le ipotesi, sono due: o la manovra politica del Partito Democratico, nel Piceno, è governata in maniera sopraffina, e la prossima estate avremo, di fatto, un Pd egemone del centrosinistra locale e un ridimensionamento della Sinistra Arcobaleno e degli altri cespugli (un effetto Veltroni in versione Mandozzi, tipo; con la differenza che una sconfitta, in questo caso, sarebbe gravissima); oppure, davvero, il partito erede di Democrazia Cristiana e Partito Comunista sta compiendo una serie di errori di valutazione che rischiano, invece, di relegarlo all’opposizione della frantumata opposizione di centrosinistra.

Questioni che saranno inevitabilmente affrontate nell’assemblea provinciale di venerdì prossimo. Il segretario Mauro Gionni, a quel punto, dovrà mediare tra le istante “isolazioniste”, che sembrano prevalere, almeno ai vertici, e coloro che, critici con i vertici, invece, vorrebbero preservare le attuali alleanze e candidature. Sia in Provincia, ma anche in Comuni strategici come Monteprandone.

In Provincia, dopo lo strappo semi-definitivo di Mandozzi, che ha abbandonato la giunta al momento della discussione degli incentivi per i dipendenti provinciali trasferiti a Fermo, e la piccata risposta di Rossi, crediamo che, davvero, non sia tempo, per nessuno, di tergiversare.

Il Pd e Mandozzi, Rossi e Rifondazione, facciano sapere, subito, quali sono le loro intenzioni: spariglino le già abbonantemente sparigliate carte. Se Mandozzi ritiene che Rossi non potrà essere candidato alle prossime elezioni di giugno, prenda fin da ora, senza vane attese, la responsabilità di farlo cadere, una volta approvate, eventualmente, quelle poche decisioni basilari per l’ente (tra cui, definitivamente, la divisione del patrimonio fra le due province). Se Rossi non è buono a luglio, non lo sarà neanche a gennaio e febbraio: perché, allora, permettere che quello che Mandozzi – evidentemente – valuta come un cattivo governo (il fatto che lui sia stato vicepresidente per cinque anni, rientra nel filone fantasy della politica nostrana), continui ad incattivirsi ancora (per un poco)?

Lo stesso, chieda Rossi: perché accettare di farsi portare in carrozza (ancora per un poco), da chi vuole, politicamente, accoltellarlo (questo, invece, rientra nel filone horror della politica nostrana)? Chieda, da subito, e non solo per colpi di spilla e di blog, una fiducia che sia non pro tempore ma anche “elettorale”.

Tra i due litiganti, ecco l’ombra dell’onorevole Luciano Agostini, sicuramente il referente più alto della politica nostrana (versante centrosinistra). E’ ovvio che, con i problemi che ha Veltroni tra Napoli, Firenze, Potenza e Abruzzo, le schicchere picene sono in fondo ai suoi pensieri. Ma forse, perdere una provincia da sempre di centrosinistra, potrebbe porre Agostini in una situazione difficile. Immaginiamo, in questi giorni, linee telefoniche arroventate correre lungo l’asse della Salaria…

Ma non di solo Palazzo Filippo deve discutere il Pd. A Monteprandone, i botti di fine anno sono stati preceduti dalla baruffa (versione commedia all’italiana della politica nostrana) che ha coinvolto, spiacente il sindaco Menzietti, anche l’ex onorevole Ruggieri e il coordinatore comunale Stracci. Il tutto risolto da un volemose bene che sta tenendo, ma che dovrà essere inevitabilmente risolto nel venerdì della verità del Pd piceno. Chissà.

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