SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Che l’amministrazione guidata da Giovanni Gaspari debba ancora trovare la marcia giusta è un’opinione legittima. Forse nel 2006 la coalizione che sosteneva l’attuale sindaco ha fatto troppe promesse. Forse il taglio dei fondi statali ai Comuni non è una novità assoluta, anche se in effetti l’abolizione dell’Ici sulla prima casa è una pesante “tassa” in più sui Comuni.
Fra ristrettezze economiche sistemiche e i tempi burocratici delle pubbliche amministrazioni italiane, a rallentare il programma di Gaspari si sono inseriti anche degli inequivocabili errori. Il caso Ballarin è paradigmatico, e da queste colonne non siamo certo stati teneri.
Sul fronte delle spese e delle consulenze non solo riorganizzative si può e si deve tagliare; sul fronte delle opere pubbliche sono state fatte scelte opinabili (viale De Gasperi?); le tante varianti urbanistiche decisive (su tutte quelle relative a spiaggia, hotel e verde di quartiere) vengono puntualmente stoppate dalla Provincia per motivi tecnici, tanto da lasciare stupefatti i cittadini che si chiedono chi “buttare” dalla fatidica torre, se i tecnici di Atene-San Benedetto o quelli di Sparta-Provincia di Ascoli.
Insomma, al giro di boa le acque in cui naviga l’amministrazione di Giovanni Gaspari potrebbero incresparsi pericolosamente.
Il pericolo, si badi bene, è prima di tutto per noi, per la città. Il sindaco lo sa, e lancia il monito. Dalle sue parole noi abbiamo inteso questo: «Cari dissidenti, risolviamo i problemi, parliamone, preferibilmente inter nos e non sulla stampa, ma non remiamo contro, non votiamo contro, sennò finisce come per Martinelli e Perazzoli bis».
Tradotto: si perdono le elezioni e, nel primo caso, anche il governo ben prima delle urne.
Il monito è condivisibile. Il dissenso è sacro in democrazia. Ma è sacro anche il rispetto degli elettori contribuenti, che già hanno la vita ingarbugliata dal momento e dai tempi e non meritano un Comune che non governa, bloccato dai veti.
Se il problema è il raggiungimento degli obiettivi, si faccia una serena sintesi, perché ormai il tempo stringe. Sintesi nel senso di riassumere, accorciare, abbreviare. Non tutto è possibile, meglio poco ma certo.
In questo dovrà essere maestro di sintesi il sindaco Gaspari. Questo è il suo ruolo, l’ha scelto lui. La città lo giudicherà.
Se il problema del Pd e dei dissidenti è che non ci sono capogruppo e gruppo consiliare (del Pd), non dipenderà quantomeno anche dai consiglieri comunali (del Pd) che in tanti mesi non si sono messi d’accordo su un nome?
In questa crisi epocale dell’Italia e del Piceno, gli intessi legati al prestigio personale andrebbero messi da parte. Cari dissidenti, caro sindaco, cara giunta: discutete pure, dissentite, urlate sbattete le porte e urlate di nuovo, ma alla fine trovate una benedetta sintesi.
Non meritiamo contorsionismi, vogliamo decisioni chiare ed efficaci. Veloci, per quanto vi compete. Economiche e funzionali. Per parlare fra di voi occorre un capogruppo? Nominatelo, allora. Per avere una linea politica vicina alle esigenze della città vi serve un gruppo consiliare? Fatelo, subito. Il tempo è prezioso, per tutti. Verificate quanto volete, ma decidete, presto, in fretta.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 784 volte, 1 oggi)