SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Partito Democratico sambenedettese ha conosciuto giorni migliori. Ci sono consiglieri che passerebbero al gruppo misto se non si forma finalmente il gruppo consiliare del Pd, e intanto richiedono una verifica del mandato amministrativo che altro non è che una manifestazione di dissenso.
Per Giovanni Gaspari il 2009 inizia con delle belle gatte da pelare. Se il sindaco si dice positivamente sorpreso dall’astensione di due consiglieri di opposizione (Felicetti e Tassotti) sul bilancio di previsione, tanto da affermare che la vera novità politica in Consiglio comunale è «l’opposizione divisa al suo interno», non può però nascondersi di fronte alle parole politichesi ma a loro modo di fuoco esternate martedì dai cinque consiglieri comunali Menzietti, Lazzari, Pezzuoli, Urbinati e Cipolloni.
Il giorno dopo Gaspari risponde al fiato sul collo di una maggioranza consapevole di essere al giro di boa del mandato, con l’ansia di dover portare a termine ancora tanti obiettivi in un tempo sempre minore. Il numero uno di viale De Gasperi lo fa usando un tono piano ma deciso, a tratti ammonitorio: «Le questioni sul tavolo del governo cittadino le conosciamo tutti, elencarle spetta più all’opposizione che a una forza di governo. La verifica del mandato? Premesso che l’ultima l’abbiamo chiusa a luglio, c’è un bilancio di previsione appena approvato in cui si parla degli obiettivi. Siamo stati eletti perché la gente ci ha giudicato quelli con le idee più chiare per risolvere i problemi di San Benedetto. Non mi piace ripetermi, ma è un concetto fondante: le amministrazioni comunali parlano con gli atti amministrativi. Finora abbiamo raggiunto quegli obiettivi sui quali c’è stata la condivisione di intenti in maggioranza».
Un esempio? Gaspari parla del travagliato iter del Piano di Spiaggia. «Veniamo da un mese di riunioni e commissioni, siamo vicini al punto di equilibrio, raggiungerlo è il mio lavoro, a cui mi dedico anima e corpo. Ma una delibera c’è quando esiste l’accordo del Consiglio comunale. Io da solo posso firmare solo le ordinanze».
Il che, tradotto, può voler dire: attenti, amici consiglieri, alleati di governo. Se non si trovano gli equilibri può anche finir male.
Questa è un’interpretazione sbagliata? Non ci sembrerebbe, ascoltando quanto dice poi Gaspari: «I cittadini non ci chiedono veti, ma risposte ai problemi. Spero che l’esperienza del passato serva a capire quali sono gli errori da non fare». E i riferimenti sono all’amministrazione Perazzoli bis («un governo decisionista spesso fa perdere i pezzi per strada, e con essi le elezioni») e Martinelli («l’eccesso di assemblearismo e l’individualismo portarono al commissariamento e alla paralisi della città»).
Ma il sindaco, alla fine, manifesta ottimismo. E lo fa di fronte a questa chiara domanda, questa: Giovanni Gaspari, lei teme che le spinte centrifughe interne mandino in malora la fondamentale scelta di priorità che occorre compiere, a due anni e poco più dalle prossime elezioni?
«Sono fiducioso, conosco i consiglieri comunali della maggioranza, so che hanno a cuore il bene di San Benedetto. Dobbiamo trovare la forza di reagire. La città si aspettava di più da noi? Anche io da me stesso, ma ripeto: i problemi li conosciamo, per risolverli occorre condivisione e uno scatto d’orgoglio».

Proprio quella condivisione che, spera il sindaco, porterà il Consiglio comunale e la maggioranza a lavorare celermente e positivamente per quegli obiettivi che sarebbero dietro la porta: il Piano di Spiaggia, i Piani Particolareggiati per hotel e attività produttive, il bando per i lavori sull’Albula, i lavori in via Pasqualetti, la questione Ballarin, il sottopasso di via Pasubio, le opere anti allagamento in zona Marina Centro.
Opere che faranno girare soldi nell’economia cittadina («credo fermamente che anche da questa crisi economica epocale si esca con l’intervento del settore pubblico», dice il sindaco). Per realizzarle, Gaspari chiede condivisione alla sua maggioranza.
IL CAPOGRUPPO DEL PD Anche sulla questione annosa del capogruppo del Pd in Consiglio comunale, il sindaco risponde con un tono che ha qualcosa di ammonitorio: «Se i tempi sono maturi, allora che si scelga questo nome. Se non lo sono, se mancano le condizioni per una scelta, vuol dire che è giusto attendere».

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