ASCOLI PICENO – Pubblichiamo una lettera aperta di Massimo Rossi indirizzata a tutti gli amministratori della Provincia di Ascoli. Rossi affronta l’argomento della divisione del personale tra le province di Ascoli e Fermo nel 2009, con le conseguenze critiche da parte del Partito Democratico e l’abbandono – per ora relativo alla sola riunione dello scorso 5 gennaio – della giunta da parte dell’assessore Ubaldo Maroni e del vicepresidente provinciale Emidio Mandozzi.
In una situazione di grave difficoltà socio economica, a tutti ben nota, ad ogni pubblico amministratore, a prescindere dalle appartenenze politiche, è richiesto il massimo senso di responsabilità e la massima concretezza.

E’ per questo che mi rivolgo a tutti voi per rendervi partecipi delle difficoltà politiche che sto incontrando nell’attuazione della nuova Provincia di Fermo che sono tenuto a portare avanti in virtù della Legge 147 approvata dal Parlamento Italiano nel Maggio del 2004. Difficoltà esasperate dall’azione di alcuni soggetti politici volta ad alimentare sterili polemiche, grandi polveroni e devastanti conflitti, nell’intento di captare qualche consenso in un’opinione pubblica sempre più disorientata e inquieta.

Tutto ciò, nell’approssimarsi della scadenza elettorale degli organi di governo delle due nuove province di Ascoli e Fermo, prevista per il 6 e 7 Giugno 2009, rischia di far precipitare il nostro territorio in un caos istituzionale tale da rendere ancora più drammatica la già difficile situazione in atto.

Infatti, al di là della scadenza perentoria o ordinatoria stabilita dalla Legge (30 Giugno 2008), se l’Amministrazione Provinciale che presiedo non dovesse approvare le delibere di ripartizione del personale e del patrimonio dell’Ente entro i prossimi giorni, dati i laboriosi e complessi adempimenti tecnici successivi:

* risulterebbe tecnicamente impossibile assegnare ai due nuovi Enti le rispettive dotazioni organiche di personale necessarie ad assicurare i numerosi e strategici servizi che le Province sono tenute ad assolvere per i cittadini e le imprese;
* il patrimonio dell’attuale Ente “unitario”, costituito da scuole, strade ed edifici istituzionali risulterebbe cointestato alle due nuove province con inimmaginabili difficoltà di gestione.

Pertanto non ho remore ad affermare che quanti in questi giorni mi accusano di “inopportune accelerazioni” o di “forzature antidemocratiche” non sanno di cosa parlano oppure sono certamente in malafede.

Ciò mi induce a riepilogare gli esatti termini dello svolgimento della seduta della Giunta provinciale del 5 gennaio scorso in cui è stato “validato”, con la formale sottoscrizione della maggioranza dei componenti dell’Organo, un documento relativo alla ripartizione del personale tra le due nuove Province. Innanzitutto va chiarito che la Giunta non ha assunto alcuna deliberazione ma ha preso atto e condiviso, dopo aver apportato alcune modifiche, la bozza di accordo raggiunto dopo due anni di lavoro e ben 22 incontri tra le delegazioni trattanti di parte pubblica, rappresentata dal Direttore Generale e dal Dirigente del Servizio Personale, e di parte sindacale, composta dalle RSU aziendali e dai rappresentanti provinciali della categoria.

Il consenso esplicito sull’ipotesi in questione di almeno la maggioranza degli amministratori provinciali era dunque la condizione imprescindibile posta dagli altri soggetti coinvolti a vario titolo nel procedimento per disporre di una credibile base di discussione sulla quale esprimere il proprio consenso o avanzare eventuali proposte di modifica. Un documento certamente emendabile, auspicando l’unanimità dei consensi al momento dell’adozione della delibera vera e propria.

I soggetti coinvolti sono riconducibili ad almeno tre categorie:

1. i consiglieri provinciali di maggioranza ed i relativi segretari di partito (in quanto garanti della stabilità dell’azione di governo), già convocati, secondo il cronoprogramma fissato il 22 dicembre dalla Giunta, per giovedì 8 gennaio;
2. il commissario De Feis che, consultati gli amministratori del fermano, deve adottare i necessari atti per l’assunzione dei dipendenti che andranno a lavorare a Fermo;
3. le organizzazioni sindacali, in vista dell’assemblea del personale già programmata.

Il documento ha comunque registrato l’adesione di 8 componenti della Giunta su 11. Per la precisione, gli assessori Capriotti e Canigola, pur assenti per impegni già presi, lo avevano sottoscritto nei giorni precedenti, mentre l’assessore Canzian, astenutosi per approfondire il tema con gli esponenti del suo partito, ha poi però approvato la proposta di Bilancio 2009 contenente gli stanziamenti per il trasferimento del personale, da definire con atto separato dopo gli approfondimenti da tutti ritenuti possibili e necessari in tempi contenuti ma compatibili.

Entrando nel merito della questione: in base all’ipotesi di accordo, ai lavoratori che volontariamente, magari per non correre il rischio di essere trasferiti d’ufficio, accetteranno di fare tutti i giorni 130 chilometri complessivi tra Ascoli e Fermo, sarebbe riconosciuta un’indennità di trasferimento “una tantum” di circa 15.000 euro netti, senza ulteriori benefici. Ciò potrà riguardare al massimo 35/40 unità in relazione alle compatibilità finanziarie. A coloro che verranno trasferiti d’ufficio verrebbe invece riconosciuta esclusivamente una ”indennità di disagio” che si traduce nel mero rimborso delle spese di viaggio sino al riassorbimento nell’ente di provenienza.

Mi sia consentito di far rilevare che stiamo parlando di persone che guadagnano mediamente 1200 euro al mese e anche meno, spesso con famiglia a carico, alle quali questi soldi basteranno sì e no per pagare il carburante, senza considerare altri costi e l’usura del mezzo.

Senza voler fare supplenza alle organizzazioni sindacali, mi chiedo: è questa la categoria di lavoratori contro cui si scagliano esponenti di un partito che si proclama costituzionalmente attento ai diritti dei lavoratori invocando addirittura l’intervento di pseudo moralizzatori quali Gian Antonio Stella? (il riferimento è al segretario provinciale del Pd, Mauro Gionni, ndr).

Mi chiedo inoltre: come mai alcuni esponenti di partito, consiglieri ed assessori ascolani di maggioranza solo ora alzano la voce, quando hanno avuto in passato diversi documenti sul tema, tutti contenenti previsioni ben più onerose di quella attuale? In questi anni tali esponenti hanno potuto disporre di tutto il tempo per approfondire la questione, magari confrontandosi con i sindacati i cui responsabili, peraltro, sono quasi generalmente aderenti allo stesso partito. In verità, sono state diverse le occasioni ufficiali in cui i medesimi esponenti politici ed istituzionali hanno affrontato il tema: magari ponendo il problema di come reperire i fondi o a chi attribuirne l’onere, ma mai mettendo in discussione il riconoscimento delle indennità.

Nel ribadire pertanto che il documento validato lunedì in Giunta è aperto al contributo dei soggetti chiamati a discuterlo, intendo altresì ribadire con assoluta fermezza che il sottoscritto farà di tutto per mettere le due nuove Province in condizione di operare sin dal giorno successivo alla loro nascita e che ciò avverrà perseguendo fino in fondo l’intesa con i lavoratori ed i loro rappresentanti sindacali. Perché la coesione sociale e la salvaguardia degli equilibri finanziari sono i due capisaldi a cui ho sempre fatto riferimento nell’affrontare la delicata questione della divisione.

Se altri hanno cambiato idea o perseguono altri intenti, ne risponderanno all’elettorato e alla loro coscienza di amministratori pubblici.

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