SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sabato 27 dicembre si è tenuto presso il Teatro Concordia il Concerto di Natale, organizzato dall’Associazione Franz Schubert. Sorprendente è stata la partecipazione di un folto numero di persone, accorse all’evento. Serata ben riuscita, inattesa dallo stesso staff organizzativo, che, per voce del Direttore della serata, Benedetto Guidotti, ha dichiarato: «Il colpo d’occhio dal palcoscenico del Teatro Concordia era stupefacente. Tutti i posti, sia in platea che in galleria, erano stati occupati e, nonostante ciò, una grandissima massa di persone ancora in piedi riempiva tutto il fondo della platea, della galleria e delle corsie laterali». Il Teatro, normalmente, ospita 320 posti a sedere. Se si aggiunge a questi il numero degli spettatori in piedi, giunti per il Concerto di musica classica, probabilmente la cifra è stata raddoppiata. A memoria di usciere, infatti, erano anni che non si ricordava uno spettacolo con tale affluenza».

I presenti all’evento hanno potuto apprezzare il debutto della pianista quattordicenne Anastasia Urbanelli, che ha eseguito il concerto K 414 di Mozart, per pianoforte e orchestra, con grande serietà e sostenendo bene l’impatto del pubblico, oltre che il peso di un’opera musicale così impegnativa da suonare. Dopo di lei, si è esibita l’altra solista, Natalia Urbanelli, di 16 anni, già avvezza al palcoscenico, che ha regalato momenti toccanti soprattutto con il secondo tempo del concerto in Re minore di Alessandro Marcello, brano reso famoso da diversi film in cui è incluso come colonna sonora. La serata si è conclusa con l’esecuzione del divertimento K 381 di Mozart e i bis di celebri melodie natalizie, proposte dall’orchestra.

«Questo incredibile attestato di stima e affetto da parte del pubblico ripaga oltre ogni compenso chi pratica quest’arte che vive di comunicazione, di scambio, di partecipazione», ammette Guidotti. «Sentire vicine tante persone è stato come un grande dono. E’ stato bello sperimentare che, nonostante le difficoltà del momento, la gente anziché ritirarsi ha voglia di ritrovarsi intorno ad un avvenimento culturale e di sognare un domani migliore» conclude Guidotti.

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