da Repubblica.it
GERUSALEMME – Dopo otto giorni di bombardamenti aerei e uno di martellamento con l’artiglieria pesante che ha causato nuove stragi di civili a Gaza, l’operazione “Piombo fuso” passa alla seconda fase. Intorno alle 20 (ora locale) è iniziato l’attacco di terra. I carri armati di Israele hanno varcato il confine e sono penetrati nella Striscia da due località a nord, nei pressi di Beit Lahiya: proprio dove nel pomeriggio è stata colpita una moschea piena di fedeli, con 16 morti e molti feriti. In serata, nei combattimenti a terra i morti tra i palestinesi sono già decine e anche Hamas fa sapere di aver ucciso diversi militari israeliani. Una situazione sempre più preoccupante, che ha spinto l’Onu a convocare una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza. L’incontro si terrà verso l’una di stanotte. Nel frattempo, il dipartimento di Stato degli Usa è tornato a ribadire la necessità di un immediato cessate-il-fuoco e ha chiesto al governo israeliano di “tener conto delle potenziali conseguenze dell’azione militare sui civili”.

Annunci incrociati. Intanto, gli scontri a Gaza non sembrano destinati a fermarsi: il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha detto che l’offensiva di terra nella Striscia “non sarà né facile né breve”. E il movimento islamico ha risposto con durezza, assicurando che centinaia di kamikaze sono già pronti a colpire: “Per Israele sarà un cimitero”, ha detto Hamas. Mentre dal Libano, il leader di Hezbollah Nasrallah ha incitato Hamas a “uccidere il più alto numero di soldati israeliani possibile”. “Israele si è assunto la piena responsabilità delle conseguenze dell’offensiva”, ha affermato invece il presidente dell’Anp Abu Mazen, lasciando trapelare la possibilità di una sospensione dei negoziati di pace.

Opinioni diverse nella Ue. Sul fronte internazionale, si profila invece una divergenza all’interno dell’Unione Europea: dopo che la Repubblica Ceca, dal primo gennaio presidente della Ue, ha fatto sapere di considerare l’azione di terra “difensiva e non offensiva”, la Francia si è distanziata, condannando sia Israele sia Hamas. In seguito, però, per bocca del ministro degli Esteri ceco Karel Schwarzenberg, è arrivata una parziale correzione da parte di Praga: “Il diritto inalienabile di uno Stato a difendersi non lo autorizza a compiere azioni che coinvolgono massicciamente i civili”, ha dichiarato il capo della diplomazia ceca, chiedendo anche una tregua alle ostilità. In serata il ministro degli Esteri spagnolo Miguel Angel Moratinos ha chiamato al telefono Abu Mazen per esprimergli “solidarietà e sostegno”, mentre il suo omologo inglese David Milliband ha chiesto un immediato cessate il fuoco.

Battaglia nella Striscia. Le truppe dell’Idf avanzano appoggiate da elicotteri d’attacco. Pesanti combattimenti sono scoppiati in diverse località della Striscia di Gaza. “Vogliamo ripulire lezione da cui partono i missili contro la popolazione civile israeliana. Non sarà una gita scolastica”, avevano subito detto i militari di Tel Aviv e Hamas aveva risposto duramente: “Israele pagherà cara questa scelta. Abbiamo già ucciso militari israeliani”. Fonti mediche palestinesi hanno fatto sapere che la prima vittima delle truppe di terra israeliana è stato un bambino. Non si ferma nemmeno i raid: in serata l’esercito israeliano ha bombardato un deposito di petrolio a Beit Lahiya, nel nord della Striscia di Gaza, provocando un incendio di vaste proporzioni.

La strage nella moschea. Oggi, mentre in molte città europee la gente è scesa in piazza per protestare con i raid a Gaza, la giornata di guerra era cominciata con i tiri di artiglieria pesante. Il secondo gradino della strategia israeliana che cerca di colpire militanti e leader di Hamas e di distruggere i luoghi dove, secondo il Mossad, i miliziani islamici nascondono armi o dai quali tirano sulle città israeliane di confine con i missili Qassam. Nel pomeriggio, alcuni proiettili di cannone si sono abbattuti sulla moschea di Behit Lahya, nel nord della Striscia: almeno 16 i morti e decine i feriti. Per Israele, il luogo sacro era in realtà un deposito militare, per i palestinesi si tratta di un nuovo, terribile “massacro di civili. Una vera e propria strage con diversi bambini tra le vittime”. A lungo si è parlato anche di un’altra moschea sotto attacco, quella di Jabaliya con una decina di morti. E le agenzie di tutto il mondo ne hanno dato notizia. Fonti Onu hanno poi fatto sapere che c’era stata un’erronea sovrapposizione di nomi e di luoghi. Allo stato resta confermata solo la strage di Behit Lahya.

Uccisi altri dirigentidi Hamas. Altri due leader del movimento islamico sono morti oggi. Nel pomeriggio è stato ucciso il comandante Mohammed Maaruf, colpito mentre viaggiava su un’auto a Khan Yunis. Questa mattina era stato ammazzato Abu Zakaria al-Jamal, importante leader dell’ala militare di Hamas, le Brigate al Qassam.

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