MONTEPRANDONE – Bruno Menzietti non parteciperà alle primarie per la scelta del sindaco di Monteprandone né, a questo punto, parteciperà alla prossima campagna elettorale. La notizia, davvero clamorosa, sarà ufficializzata questa sera dall’attuale primo cittadino nel corso di un incontro di maggioranza, ma è stata meditata negli ultimi due giorni dallo stesso Menzietti.

Gli sviluppi della competizione elettorale per le comunali monteprandonesi del giugno 2009, diventano così imprevedibili, e costringano a questo punto anche ad una attenta valutazione del gruppo dirigente del Partito Democratico che, con l’imposizione tout-court dello strumento delle primarie rischia di dilaniare le maggioranze dei Comuni (come a Monteprandone) ma anche in Provincia. Ma di questo se ne parlerà poi.

«Avevo accettato, anche se non condiviso, le primarie – ci spiega Menzietti – perché quando si fa parte di un partito se ne accettano le regole. Tuttavia nella giornata di sabato 27 dicembre sono accadute delle cose che mi hanno fatto desistere da una mia candidatura».

Alle 14,30, infatti, il sindaco Menzietti ha partecipato ad un’assemblea del Partito Democratico (erano presenti circa 50 iscritti), ricevendo però un’accoglienza tutt’altro che calda: «Il clima non era e non è favorevole: mi è stato detto che non suscito entusiasmo, che in una mia sfida con Ruggieri avrei perso, e in molti condividevano l’idea che sarebbe stato meglio lasciar spazio a Stefano Stracci (coordinatore comunale del Pd, ndr), tra cui anche un mio consigliere comunale, pur se di Rifondazione Comunista, Pacifico Malavolta».

«A quel punto ho preferito lasciare l’assemblea e ritirarmi privatamente con i miei familiari, con i quali ho concordato di non presentarmi alle primarie e di terminare la mia esperienza come sindaco il 6 e 7 giugno prossimi» continua Menzietti, spiegando che già sabato scorso aveva comunicato questa sua intenzione al presidente della commissione per le primarie del Pd, Piero Paniccia.

«Io attuo comportamenti leggibili e trasparenti, non voglio intralciare il cammino di nessuno – spiega Menzietti, che pur, senza citarlo, fa riferimento a Stracci ed al gruppo di ex diesse interno al Pd – ma ho una età che mi impedisce di permettere che sulla mia pelle si facciano giochini. Se sono di intralcio al Partito Democratico, io che ho scelto di fare politica per passione e sono stato consigliere comunale per la prima volta nel 1975, ecco che non ho problemi a farmi da parte».

Una scelta in qualche modo “signorile”, tanto che Menzietti afferma «di augurare ai concorrenti di operare al meglio per la città», ma che sicuramente lascia allo stesso Menzietti tanto amaro in bocca e una serie di considerazioni che faranno il giro di Monteprandone: «Nessuno, neanche durante l’assemblea, mi ha contestato per come mi sono comportato, o per le scelte amministrative, e sfido chiunque a non vedere come la giunta e la maggioranza siano state coese in questi anni. Così, non me ne vado sbattendo la porta, però è chiaro che tutto questo movimento è sorto soltanto perché ci sono persone interessate ad occupare una casella, piuttosto che di discutere di quanto effettivamente per Monteprandone è stato fatto e quanto necessita ancora di farsi».

E adesso? Con Menzietti fuori gioco, restano sul campo Stracci e Ruggieri: tra i due sembra ci siano già delle forti frizioni e non è sicuro, a questo punto, che le tanto citate primarie alla fine si svolgano: se ognuno andasse avanti per conto suo?

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