SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Questa settimana Bossi e la Lega Nord si sono agitati molto perché hanno paura che la riforma della giustizia e l’elezione diretta del premier, argomenti molto caldi e gettonati, facciano slittare all’infinito la discussione sul federalismo fiscale.
Gli onorevoli D’Alema e Fini hanno proposto, settimane addietro, di creare una bicamerale per discutere il testo Calderoli, ma pare che non abbia sortito alcun effetto.
Questa disegno di legge prevede un’ autonomia di entrate e di spese per comuni, città metropolitane, province e regioni. Obiettivo conclamato è quello di realizzare innanzitutto una maggiore efficienza ed efficacia nel funzionamento delle regioni a livello territoriale.
Ci sono però forti perplessità e una grande attenzione da parte del mondo imprenditoriale che ha paura che questa riforma possa aumentare le spese dello stato e sottrarre importanti risorse al paese.
Stessa diffidenza c’è anche fra la gente comune che pensa che questo federalismo possa essere interpretato dagli amministratori periferici come una sorta di salvagente ai loro annosi problemi di bilancio, visto che, con la nascita delle regioni, la spesa pubblica aumentò moltissimo.
Il governo dovrà essere quindi molto attento ed imporre regole molto severe , senza alcuna eccezione (solo per la sanità si parla di rischio di aumento della spesa pubblica del 1 % del PIL).
Si riconosce la bontà del progetto perché questa riforma, se sarà ben realizzata e strutturata, costringerà gli amministratori locali ad una gestione più oculata, ad un uso più responsabile delle risorse e ad un miglioramento dei servizi pubblici.
Le regioni e le province però, specialmente nelle grandi aree metropolitane e nelle piccole regioni, di fatto diventerebbero un inutile doppione tant’è che diversi politici, fra cui il governatore della Lombardia Formigoni, si sono lamentati che nell’accordo sul federalismo non sia stato preso in considerazione un possibile ridimensionamento delle province .
Sarebbe un bel segnale di cambiamento smantellare un simile apparato e tagliare gli oltre tremila consiglieri provinciali! Ma si sa che in Italia certe operazioni sono molto difficili da realizzare.
Solo l’ipotesi di una spesa fuori controllo complicherebbe tutto maledettamente e chi ne farebbe le spese sarebbero soprattutto le regioni più povere del mezzogiorno a cui verrebbero tolti importanti stanziamenti comunitari che verrebbero dirottati altrove, ritardando così ulteriormente le loro possibilità di sviluppo.
Comunque ho forti dubbi su come si farà a far coincidere gli interessi delle regioni del nord con quelli del sud , gli interessi del potente governatore della Sicilia (che vuole l’accisa sulla benzina raffinata e non venduta) con quelli della Lega Nord (che vogliono che il gettito dei tributi erariali resti quasi tutto nelle regioni in cui è generato) il Corriere della Sera, in proposito, parla di possibili scambi di favore fra la Lega Nord e le regioni meridionali, in una sorta d’alleanza fra spreconi, per avere più soldi.
Berlusconi non vorrebbe discutere questo problema ora, ha altre urgenze. Forse è meglio così perché bisogna affrontare questo argomento con grande attenzione e prendersi tutto il tempo che occorre affinché si faccia una buona riforma, che porti a razionalizzare i costi e a tagliare la spesa statale che in questo paese deve diventare una priorità assoluta.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 670 volte, 1 oggi)