Da Riviera Oggi numero 756
MONTEPRANDONE – Che non si dica che non faccia parlare di sé: Marco Mongardini, da circa un mese subentrato al posto di patron Marocchi alla guida del Centobuchi Calcio, è sicuramente un personaggio amato dai giornalisti. Grigio, schivo e piatto: tre aggettivi che non appartengono sicuramente a Mongardini, romano, che invece sembra sprizzare effervescenza, qualche volta spiazzante, giorno dopo giorno.
Appena arrivato, non ha fatto mistero di voler subito puntare alla C2. Due settimane fa, ha esonerato mister Izzotti e ha sollevato dall’incarico il direttore generale Claudio Cicchi, tra la sorpresa generale, per ingaggiare invece come allenatore l’ex bomber romanista Roberto Pruzzo, che ha avuto fino ad ora una carriera da allenatore altalenante – da queste parti lo si ricorda non proprio positivamente per l’avventura avuta alla Samb durante la presidenza di Alberto Soldini, culminata con il secondo fallimento della storia rossoblu. Ma Pruzzo ha esordito in trasferta, niente meno che a Campobasso, con una vittoria che è quanto richiesta da Mongardini (secondo l’ex tecnico Izzotti il nuovo presidente, negli spogliatoi, chiedeva ai giocatori di voler vincere tutte le partite).
Presidente Mongardini, soddisfatto del lavoro svolto da Pruzzo in queste prime settimane?
«E’ un uomo che non ha bisogno di presentazioni, per quanto ha fatto nella sua carriera di calciatore, e i ragazzi sono stati bravi a recepire i suoi consigli: stiamo parlando di un allenatore che ha il patentino di prima categoria, potrebbe allenare anche la Nazionale. Tra l’altro, sono legato a Pruzzo anche per motivi, per così dire, romantici».
In che senso?
«Sono tifoso romanista e nella mia camera, nella casa dei miei genitori, dentro l’armadietto conservo ancora il poster di Pruzzo ai tempi in cui era ripetutamente capocannoniere, con la Roma».
Lei ha acquistato il Centobuchi parlando subito di C2. Non è forse troppo ambizioso per una realtà così piccola?
«Non credo proprio: l’Albinoleffe nasce dalla fusione di due piccole città lombarde, Albino e Leffe, ed è in Serie B, nell’alta classifica. Il Chievo poi, un quartiere di Verona, insegna. Io penso che con il Centobuchi si possa quantomeno puntare ai play-off, con l’obiettivo però di salire di categoria, sperando che vi sia collaborazione con le istituzioni».
Ci sono attriti con l’amministrazione comunale?
«Guardi, mentre mi chiama la squadra si sta allenando su un bel campo, che però non è il Comunale di Centobuchi, ma quello del Casale. Nel nostro manca l’illuminazione, per cui non possiamo allenarci, e veniamo qui a spendere 200 euro ad ogni allenamento. Non vedo attaccamento delle istituzioni verso questa società».
Ha avuto modo di parlare con il sindaco Menzietti?
«Sì, è una bravissima persona, ma per il problema dell’illuminazione del campo credo che non abbia intenzione di intervenire subito. Vedremo come evolverà la cosa, e anche se la mia intenzione è quella di far restare la squadra a Centobuchi, non escludo di doverla portare altrove, se non verrà risolto questo problema».
E dove?
«Considerato che l’Ascoli gioca in Serie B e quindi il sabato, potrei portare il Centobuchi al Del Duca. Ma spero che non sia costretto a farlo».
Qualche tifoso, però, ha già storto il naso per il nuovo colore delle maglie…
«I colori sociali del Centobuchi restano sempre quelli, biancocelesti: tuttavia volevo dare un segno di rinnovo anche stilistico, e così ho ordinato delle divise nere (indossate a Campobasso ma non domenica scorsa, ndr). Qualcuno c’era rimasto male, ma poi sono stato capito. Con la tifoseria c’è un buon rapporto, è un posto tranquillo che non vive le tensioni, ad esempio, della Samb o anche di Campobasso».
Sono previste altre novità di mercato?
«Non posso fare nomi, ma la squadra verrà rafforzata con un giocatore con esperienza di Serie C la prossima settimana. E ci muoveremo ancora».
Ad Arquata, in Seconda Categoria, ha esonerato Tassi, dopo 12 vittorie consecutive…
«Prima dei risultati, per me viene anche il rispetto dell’uomo, e Tassi si era comportato male».

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