SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Manuela Cappellacci lascia un ricordo struggente nella memoria e nel cuore di chi l’ha conosciuta. Dagli amici d’infanzia fino ai colleghi di lavoro. Inconsolabili i genitori Umberto e Annamaria, la sorella 23 enne Martina, il fidanzato.
L’incidente è avvenuto mentre si recava a lavorare presso la Soprintendenza per il patrimonio artistico delle Marche. Solare, generosa, non sono aggettivi di retorica. La commozione e il dolore lancinante per questa perdita improvvisa sono grandi, nel quartiere Agraria. Manuela si impegnava nel mondo parrocchiale, nel volontariato, spesso aiutava disabili sulla carrozzina nel fare delle passeggiate. Aveva appena concluso il corso con la Cento Soccorso e già prestava servizio in ambulanza. Svolgeva attività di catechesi, accompagnava bambini e ragazzi nei campi scuola estivi. Stava facendo il cammino preparatorio religioso per il suo matrimonio.
Il parroco della Santissima Annunziata don Gianni Croci, stravolto dal dolore, la ricorda così: «Una ragazza eccezionale. Era discreta, disponibile, veramente in gamba».

Anche il consigliere comunale Gianluca Pasqualini l’aveva vista crescere. E la ricorda poche ore prima del tragico evento: «Sono senza parole, davvero. Ieri sera (martedì, ndr) l’avevo vista alla riunione in parrocchia per l’organizzazione del pranzo di Natale nei locali della chiesa, in collaborazione con la Caritas. Come definire Manuela? Era una persona che aveva tutte le doti positive».

Anche altri amici ed ex colleghi di lavoro hanno le stesse parole. Gli amici della Cento Soccorso la definiscono una ragazza «straordinaria». Colpisce la definizione di una giovane vicina di casa. «Manuela era una persona attenta agli altri».
Doti non comuni, in questo mondo.
L’INCIDENTE Intanto emergono dei particolari sulla dinamica del tragico incidente. Dalle ricostruzioni, risulta che la Fiat Panda verde di Manuela all’altezza dell’uscita per Castel di Lama (direzione Ascoli) per cause in fase di accertamento avrebbe avuto una collisione con una Lancia Ypsilon.

Nell’impatto la piccola autovettura guidata dalla sfortunata ragazza ha sbandato in direzione della carreggiata opposta. Come se non bastasse, la tragica fatalità ha voluto che proprio in quel punto ci fosse una interruzione del guard-rail centrale in cemento, proprio uno di quegli spazi che servono a permettere le vie di fuga.

Non trovando ostacoli il mezzo è balzato nella carreggiata opposta dove, proprio in quel momento, sopraggiungeva un furgone condotto da un uomo. Proprio in quel momento si trovava a passare in direzione di Ascoli un Vigile del Fuoco che avvertiva immediatamente i colleghi, la Polizia e il 118.

Ma, nonostante il fulmineo arrivo dell’unità ospedaliera, le condizioni della giovane donna sono apparse subito disperate. Caparbiamente tutto il team dell’autoambulanza per venti minuti ha cercato disperatamente di rianimarla. Ma alla fine tutti i tentativi purtroppo sono risultati vani.

Nel frattempo dall’altezza del chilometro 12,800, luogo dell’impatto, in direzione est si formava una fila di macchine lunga parecchi chilometri che si sbloccava solo dopo tre ore di intenso lavoro da parte dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno intervenuti sul posto con l’ausilio di due mezzi.

Purtroppo, come spesso succede in questi casi, nell’altra corsia molti autisti, invece di procedere, rallentavano di colpo o frenavano bruscamente al solo scopo di curiosare. Ne sono risultati tutta una serie di piccoli tamponamenti con l’unico risultato di bloccare il traffico anche in direzione ovest.

Ci sono stati momenti di grande confusione caotica con alterchi, clacson a tutto volume e invettive verbali reciproche. Poi alla fine tutto è tornato alla normalità grazie al perfetto intervento delle forze di Polizia e delle altre unità preposte.

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