GROTTAMMARE – Si continua  a parlare di mareggiate e di erosione. Riego Gambini, coordinatore di Meteo Riviera Picena, risponde al sindaco Luigi Merli, con una lettera aperta in qui pone alcune considerazioni su divergenze di pensiero («Lei afferma che la costa ha sopportato come meglio poteva l’impeto del mare (anch’io sono del suo parere) e ciò conferma, perlomeno in parte, che le scogliere frangiflutti presenti sono per il momento l’unico strumento (esterno) a nostra disposizione e non propriamente quel che asseriva l’ingegner Vincenzo Marzialetti (e non solo), del servizio di difesa della costa, alla conferenza svoltasi qualche giorno fa a Grottammare, che ne sottolineava invece l’inefficacia»), affermando che probabilmente non sono solo le scogliere a venire in aiuto, e che di certo si può far di meglio, sicuramente non solo “curando”, ma prevenendo.

«Sarebbe utile verificare lo stato delle spiagge che hanno già goduto, in un recente passato, di opere di ripascimento anche attraverso le tecniche esposte al convegno sopra citato. Non vorrei fare paragoni non pienamente calzanti, ma le “lacrime amare” che stanno versando i comuni del vicino Abruzzo dovrebbero esserci di monito per riuscire ad utilizzare al meglio quelle importanti e ingenti risorse necessarie alla protezione e conservazione del nostro patrimonio ambientale costiero.
Per la prevenzione troppo spesso non si trovano nemmeno piccole somme, mentre poi con una strana magia, compaiono tesori da spendere però in cure».

Gambini si chiede inoltre se sarà possibile venire a conoscenza dei risultati degli studi ambientali finanziati dalla Regione Marche, sperando che «anticipino un progetto dinamico perfezionabile nel tempo e non siano solo un lavoro pro-forma per un’opera già definita in partenza. Sarebbero dei dati preziosi da aggiungere al lavoro di “monitoraggio bioclimatologico ambientale” che, con mezzi ben differenti, stiamo svolgendo in loco grazie anche all’esiguo ma sincero aiuto dell’Assessorato all’Ambiente della città di Grottammare», concludendo che «Proprio alla luce di questo lavoro d’osservazione ed informazione ritengo sarebbe utile smettere di nasconderci dietro il termine “evento straordinario” dato che, in ogni parte del mondo, la gran parte dei ricercatori scientifici non sa più come dire che gli eventi che ci attendono, eventi che l’azione umana sta irresponsabilmente accelerando, sono di gravità incommensurabile sia per gli esseri viventi che per il Pianeta che li ospita. Non vedo nulla di straordinario in un processo ormai preannunciato da anni in tutte le lingue del mondo. Straordinario invece è che molti ancora continuino a fare orecchie da mercanti, come purtroppo accade ad esempio in quelle amministrazioni comunali che ritengono un’area marina protetta come il Parco Marino del Piceno, un limite allo sviluppo del proprio territorio. Quel territorio che ora è ferito e che ha bisogno di amorevoli cure e attenzione, non solo di denaro e di parole».

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