SAN BENEDETTO DEL TRONTO – I casi della regione Abruzzo, di Taranto, di Catania,di Napoli, Firenze e delle procure di Catanzaro e Salerno, hanno portato alla ribalta due temi, complementari fra loro e mai affrontati seriamente e risolti : la questione morale e la riforma della giustizia. La questione morale è un problema non più procrastinabile, visto che il clima è sempre quello del ’92 che ha portato al crollo della prima repubblica, con continui sospetti e un clima di contrapposizione mai superati.
D’altro canto il PD dovrebbe fare un esame di coscienza oggettivo, correggere i propri errori e non dare pretesti al cavaliere di cavalcare la questione morale che proprio non gli si addice. Dovrebbe esaminare questo serio problema con realismo, trovare soluzioni coraggiose e definitive, instaurare rapporti chiari e vincolanti fra elettori ed eletti, fra affari ed istituzioni, fra eletti e giustizia (è chiaro che questa analisi la dovrebbero fare tutti).
Gli amministratori periferici, specialmente quelli corrotti, hanno il malvezzo di gestire la politica in maniera esclusiva e clientelare, eludendo i vincoli amministrativi imposti per legge e convinti di farla franca: sono segnali di una sconfitta dell’etica pubblica, del mal pensare di chi si sente impunibile. Fanno fatica a comprendere che sono al servizio dei cittadini che li hanno eletti e che devono amministrare un paese, l’Italia, in perenne difficoltà da più di un quarto di secolo.
Non vogliono capire che l’autorità del posto che ricoprono dipende da un consenso dentro la legalità, a meno che non si scivoli verso una deriva autoritaria. Questa legalità, che qualche volta per colpa di alcune procure che si scontrano in maniera indecorosa o di alcuni magistrati che lavorerebbero in malafede, perde credibilità a discapito di tanti onesti magistrati. La giustizia va difesa e, se va cambiata, deve essere nell’interesse di tutti e non del singolo soggetto, come può sembrare con queste “ grandi manovre “ del premier verso il solito e primario obiettivo.
Certo è che quando Berlusconi dice:” Nella sinistra c’è una questione morale “, viene in mente ad una barzelletta o ad una battuta comica, visti i suoi precedenti giudiziari risolti anche con leggi “ad hoc” fatte di prescrizioni e depenalizzazioni e dei tanti onorevoli fatti eleggere nelle sue liste con pendenze giudiziarie. La riforma giudiziaria non deve sembrare una resa dei conti per la magistratura, un progetto mai accantonato di sottomettere il potere giudiziario che ora si è fatto più prudente e più sensibile verso i poteri forti perché ciò potrebbe portare ad una ulteriore perdita di indipendenza e di equità di giudizio.
La giustizia per contro deve mostrare di essere in grado di rimuovere, con i propri poteri a disposizione, il marcio che c’è dentro e rinnovarsi, se vuole essere credibile e garante del diritto in uno stato giurisdizionale. Comunque sia, il problema c’è e va risolto; il nostro Presidente della Repubblica è contrariato per questa forzatura: “Nessuno può pretendere di modificare o alterare i principi fondamentali della costituzione” e con lui si è schierata anche una parte della maggioranza.
Pertanto io credo che non si debba cambiare unilateralmente a colpi di maggioranza parlamentare una legge costituzionale per poi sottoporla al giudizio del popolo sovrano attraverso un referendum confermativo e contro quasi l’altra metà degli elettori che non si riconoscono nella politica del governo, perché non mi sembra che questo sia una maniera democratica di risolvere i problemi di un paese.

*Opinionista

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