da Espresso Rossoblu n. 1001
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sarà che l’incubo dei tigrotti bustesi è ancora indelebile nella mia memoria, oggi la pesante sconfitta l’ho presa meglio che in altre occasioni. Mi spiego: in corrispondenza dei campionati 1957-58 e 1958-59 avevo appena 12 e 13 anni, la Samb in B perdeva normalmente una o due gare in casa. Vi erano squadre blasonate come Genoa, Atalanta, Triestina, ma non perdevamo con loro, le nostre bestie nere” erano due, il Marzotto di Valdagno e indovinate chi? La Pro Patria degli attaccanti Calloni e Muzio che immancabilmente ci castigavano. Ricordo che per la Samb le sconfitte in casa erano eventi rarissimi ma “tragici” perché era proprio al Ballarin che i rossoblu costruivano le loro salvezze. L’incubo è tornato e stavolta siamo in serie C: è la terza sconfitta casalinga di questo torneo con, complessivamente, ben otto gol subiti ed uno fatto, quello di Forò al Venezia. Tornando al passato, a quegli anni, otto gol li subivamo in un campionato intero. Quando andava male.
Altri tempi, però.
Oggi è andata così: la differenza tra le due squadre, purtroppo, si è vista subito. E’ stato un incontro tra una squadra di serie B ed una di serie inferiore, una o due categorie sotto. E’ stata la gara una specie di allenamento per gli ospiti che è diventata tale dopo appena mezzora di gioco, quando il risultato non contava più. Recupero apparso subito impossibile non per il punteggio (0-3) ma per la differenza di valori, che è impossibile livellare in appena un’ora di gioco.
Insomma è quasi subito svanita l’illusione del periodo più bello di questo torneo quando la Samb non sembrava più quella immaginata nelle prime sei gare. Le ultime tre gare si possono riassumere con un “3-6-9” (i gol subiti) che mi ricorda un gioco con le pallucce di vetro degli anni cinquanta. E’ un gioco anche il calcio ma per i calciatori e non per chi vorrebbe usare dall’esterno una squadra come fosse un giocattolo. Fin ad oggi ho avuto proprio questa impressione, cioè che la Samb sia stata usata come un giocattolo per farne deliberatamente uso e consumo. Mi meraviglia altresì che i veri padroni del giocattolo non hanno bloccato in tempo un andazzo che non poteva che portare all’attuale situazione, illusione di mezzo a parte.
Ora la società deve per forza fare qualcosa: o riprendere Ugolotti che, sotto certi aspetti, sembrava il contrario degli attuali gestori della parte tecnica. In tutti i sensi. Pare che l’ex tecnico rossoblu, ancora sotto contratto, abbia avuto richieste dal Taranto ma credo che le rifuterebbe di fronte ad un nuovo riavvicinamento della famiglia Tormenti. In caso contrario meglio Palladini (in sala stampa oggi ha detto che non rifiuterebbe un eventuale incarico per il quale però non si propone) che un tecnico esterno. Dico questo anche per una dichiarazione post gara di Visone “dobbiamo tutti prendere esempio da Ottavio…”, in riferimento al Palladini calciatore chiaramente, però…
Insomma qualcosa bisogna fare, né certo può considerarsi qualcosa il cambio di Ds che non abbiamo capito se è stato, come un anno fa, sostituito per demeriti o promosso per far spazio ad un altro diesse magari legato a personaggi più “forti” ed “influenti”. A giorni, spero, ne sapremo di più ma per questo servirebbe un aiuto concreto da parte della società. Attendiamo fiduciosi.
Certo che la Pro Patria è una gran bella squadra e quel Cristiano avrebbe veramente fatto al caso nostro. Pare tra l’altro che abiti a San Benedetto.

Copyright © 2016 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 1.135 volte, 1 oggi)