SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ottavio Palladini è affranto dopo la vergognosa prova contro la Pro Patria. Vergognosa, non c’è che dire. Il leone rossoblu non si nasconde: «La giornata più brutta della stagione. Nove gol subiti in tre partite e un tris di sconfitte consecutive, per giunta dopo un inizio campionato pessimo, farebbero arrabbiare chiunque. La contestazione dei tifosi la capisco, ci sta tutta, è normale».
E poi quello che può essere lo slogan per identificare una domenica nera in casa Samb, da ricordare a lungo e scolpire nella memoria di questa stagione: «Abbiamo toccato il fondo».
Parole chiare e nette, a cui si aggiunge un invito a «fare un esame di coscienza», rivolto a «tutti quanti», e un atteggiamento aperto alle decisioni della società.
«Ora la società decida il da farsi, se c’è da cambiare tutta la squadra, beh, che si faccia».
Ma sull’esonero di Piccioni richiesto a gran voce dai tifosi non si esprime, e questo è corretto da parte sua: «Sono decisioni che spettano alla società».
Qualcuno paventa un’ipotesi Colantuono, con Palladini in panchina per aiutare la squadra a uscire dalle secche. Ottavio commenta così: «Io ora penso solo a fare il giocatore, sapeste quanto è difficile ora».
Passando all’analisi della partita, Palladini parla di «crollo mentale alla prima difficoltà», di atteggiamento sbagliato fin dal fischio d’inizio, di «fame e determinazione che avevamo in settimana ma che abbiamo lasciato fuori dal campo. Ci siamo sgretolati letteralmente».
Infine una esortazione al gruppo, da capitano “di fatto” della squadra: «Facciamo un esame di coscienza, vediamo quali sono i problemi, mostriamo di essere un gruppo compatto indipendentemente da chi scende in campo. La classifica è corta, ma dobbiamo fare più punti possibile».
Infine una frase da interpretare: «Noi giocatori dobbiamo fare il nostro dovere, sempre, indipendentemente dalla situazione. Se la società mi chiede un parere dirò la mia, senza scaricare le responsabilità addosso a nessuno, ma analizzando la difficoltà della situazione».
Con la Pro Patria, caro Ottavio, il proprio dovere non l’ha fatto nessuno.

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