dal settimanale Riviera Oggi numero 754
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La Federalberghi è il sindacato turistico alberghiero che ha la sede nazionale a Roma e sedi distaccate in ogni regione e nelle province. Nasce nel 1959 ed è assimilabile all’Assoindustria. Da un paio anni il presidente provinciale è il sambenedettese Luciano Pompili. Un albergatore che ha ricoperto in passato ruoli importanti come la presidenza del Consorzio Turistico e dell’Assoalbergatori “Riviera delle Palme”, del quale è stato per anni l’anima. Siamo andati a trovarlo per fare il punto sul momento che sta attraversando il turismo rivierasco e piceno.

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Signor Pompili è in grado lei di chiarire le discordanze sull’andamento turistico della Riviera delle Palme?

«I dati statistici che vengono pubblicati ogni anno, peraltro parziali, sembrano stimolare esercizi filosofici piuttosto che un’analisi reale. Non si tratta di essere pessimisti o ottimisti ma semplicemente realistici».

Dov’è il problema?

«I dati raffrontati solo con l’anno precedente possono essere fuorvianti poiché già non ricordiamo più se l’anno scorso è stato un anno positivo o negativo rispetto a quello precedente e così via. Occorre un grafico raffigurante l’andamento degli ultimi dieci anni con una prima disaggregazione dei mercati italiano ed esteri, solo così potremo avere un principio di conoscenza reale del fenomeno. Tenendo sempre conto che quelle che contano sono le presenze e non gli arrivi».

Cioè, se arrivano tre turisti e restano una settimana cadauno oppure un turista che resta tre settimane, è la stessa identica cosa se si contano le presenze. Sembrerebbe invece che ci sia stato un incremento (inesistente) di 3 a 1 se si conteggiano gli arrivi?

«Esatto».

I grafici si possono fare anche a posteriori…

«Molto giusto, solleciterei gli organi di informazione a farsi promotori di una ricerca in tal senso. E’ ovvio che il numero di arrivi in aumento e le presenze in diminuzione significano che la vacanza in generale è diventata più breve mentre gli introiti per le aziende sono più bassi. Pertanto per tenere il passo si possono aumentare i prezzi per recuperare la svalutazione».

Calano le presenze e vuole aumentare i costi?

«Può portare fuori prezzo; né pensiamo che si possa continuare a tenere per anni i prezzi bloccati o addirittura abbassarli e vedere d’altro canto i costi lievitare inesorabilmente. La soluzione sta ovviamente nella conquista di maggiori presenze turistiche aumentando quindi il numero delle giornate produttive in bassa e media stagione e non certo a Ferragosto durante il quale ogni anno gridiamo puntualmente al “boom del turismo”».

Come?

«Andando a cercarla e proporsi in tutti i modi possibili; le località, invece, devono offrire infrastrutture, servizi, eventi di richiamo mirati. Solo così si innesca quel circuito virtuoso che può incoraggiare investimenti sul turismo».

Ci faccia qualche esempio

«E’ possibile che i nostri comuni non possiedano 500 mq di spazio da riservare, durante l’anno, a mostre ed esposizioni di rilievo e quindi di richiamo? Non è pensabile di sopperire a questa carenza con spazi “da appartamento”. Non possiamo pensare di “scantonare” e scaricare tutto sui cinque stelle che non verranno mai (ben vengano nuovi quattro stelle) o “parlandoci addosso” di turismo per 10 mesi l’anno».

Cosa propone?

«La Federalberghi ha portato un convegno nella seconda metà di settembre e quindi i dati del mese sono in positivo; per il 2010 abbiamo già qualche convegno in calendario, aspettiamo quindi con impazienza l’ultimazione dei lavori del Palacongressi o Multisala».

In particolare…

«Abbiamo iniziato 18 anni fa l’acquisizione del mercato cecoslovacco portandolo ai primi posti in fatto di presenze turistiche straniere. Ora se abbiamo deciso di tornare a cercare il mercato di lingua tedesca (100 milioni di utenti) è perché dopo il 2002 è stato completamente abbandonato».

Perché e chi lo ha abbandonato?

«Il Consorzio Turistico subito dopo il mio breve mandato perché ha scelto altre strategie. Il mercato estero è stato quasi dimenticato mentre quello italiano, a parte Cupra Marittima che non ha mai mollato, è stato curato in maniera insufficiente».

Come ricominciare?

«Essendo una clientela che non è interessata soltanto al balneare, stiamo puntando su Regioni che hanno le vacanze in bassa stagione ma si potrebbero sfruttare meglio anche i gemellaggi già esistenti tipo Steyer gemellata con San Benedetto e Trier con Ascoli Piceno. Oltre a Stoccarda in Germania pensiamo di costituire una ulteriore “testa di ponte” in Austria nell’area di Salisburgo, anche qui con la formula turismo-territorio ed enogastronomia. Dobbiamo armonizzare collegamenti e trasporti diventati oramai fondamentali; non dimentichiamo che con pochi euro l’Europa raggiunge tutto il mondo».

Cosa serve in particolare?

«Progettualità, lavoro e un minimo di investimenti. Abbiamo chiesto il sostegno della Camera di Commercio di Ascoli Piceno e dell’Assessorato Provinciale al Turismo poiché la Regione Marche, a detta sua, non dispone di 3000 (tremila) euro da investire sul nostro progetto che ha pur definito “interessante”».

Solo convegni…

«Per il mercato italiano stiamo elaborando un’interessante iniziativa tramite internet, strumento estremamente utile ma che necessita naturalmente a priori dell’opera e dei progetti dell’uomo poiché da solo è evidentemente capace di portarci clienti solo ad agosto, visto che un tempo parlavamo di una stagione di soli 90 giorni poi siamo passati a 80, da questo anno parliamo già di 75 giorni».

Cosa invidiate alle altre nazioni, cosiddette turistiche?

«A parte i maggiori investimenti, un punto su cui la Federalberghi intende insistere è la parificazione dell’Iva con i paesi nostri concorrenti tipo Spagna, Grecia e Francia».

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