A scanso di equivoci preciso che le considerazioni che esporrò le ritengo comuni alla maggior parte dei cittadini e non a tutti chiaramente.
OSPEDALE. Oggi non si dice più ma negli anni ottanta il nosocomio “Madonna del Soccorso” era in piena escalation quantitativa e qualitativa: medici importanti ed in carriera ambivano a venire a San Benedetto ove l’ospedale aveva la denominazione di “provinciale” e per la sua valenza territoriale (vicino ai luoghi considerati più pericolosi come la statale 16 e l’autostrada, il mare, in una città che passava d’estate da 40 milaa 100 mila abitanti) oltre che per la sua facile raggiungibilità.
Giusto per fare qualche nome: personaggi come il radiologo prof. Dardari, il pediatra prof. Benatti, il ginecologo prof. Maijnelli, oggi non si sposterebbero dalle loro città (Emilia per i primi due, Sicilia per Maijnelli) per venire a fare i Primari a San Benedetto del Tronto. Oggi, invece, qualcuno gli dedica appena un’ora alla settimana, impegnando il restante tempo in un’altra struttura ospedaliera.
E forse, proprio da quei giorni è iniziata una specie di controffensiva per evitare che i nosocomi di Ascoli e Fermo diventassero meno prestigiosi del nostro. La strada era comunque quella.
Un “piano” che, secondo me, si sta portando a termine nei nostri giorni in virtù di una definizione che (mi ci gioco tutto) fra qualche anno sarà soltanto un “brutto” ricordo, quello di Provincia. Quando non esisteranno più, Ascoli e Fermo, due città, pur così tanto ricche di storia, cosa avranno più di San Benedetto o meglio, in nome di cosa potranno rivendicare maggiori servizi, maggiori vantaggi per i cittadini che vi risiedono?
Non certamente in nome di situazioni concrete che, purtroppo per loro, sono tutte o quasi a favore della nostra città. Che purtroppo, però, ha politici che non hanno la forza, o non sono all’altezza, di imporre certe pecularietà del proprio territorio.
L’accelerazione della declassificazione del “Madonna del Soccorso” è legata probabilmente alla possibile, anzi probabilissima, scomparsa delle inutili Province. Lo dicono ormai quasi tutti. Nè esiste qualcuno che abbia motivazioni per supportare il contrario.
Sto facendo campanilismo? Credo proprio di no ma se, magari, il capo attuale del nostro ospedale, dr. Giuseppe Petrone, mi (ci) convincesse con i fatti che sto sbagliando, ne sarei felicissimo.
TURISMO
. Qui il problema è più complesso e gli altri non c’entrano, la colpa è solo e tutta nostra. Negli anni gli addetti ai lavori si sono cullati sugli allori di un lavoro certosino fatto dai pioneri del turismo sambenedettesi i quali, a dir la verità, partivano da zero o quasi e, si sa, che le difficoltà arrivano quando certi capitali bisogna consolidarli, Sono in effetti arrivate e quasi nessuno se ne è accorto in tempo nella speranza di continuare a vivere di rendita.
La maggiore concorrenza, la necessità di rinnovare le strategie comunicative, la necessità di ri-identificare la città (prima era la terza o quarta spiaggia per il turismo di massa in Italia) inventandosi qualcosa, stanno diminuendo (lo dico con parole semplicissime) la rilevanza turistica di San Benedetto del Tronto.
Insomma dobbiamo muoverci tutti insieme ed uniti verso l’unico obiettivo di una rinascita, pena la perdita di un valore non fondamentale ma importante sì. Anche perché, come per i nostri pioneri fu più agevole iniziare, se adesso si supera il dosso della negatività, l’accelerazione verso una “sconfitta” aumenterebbe in modo naturale.
SAMB. Il problema, solo all’apparenza meno importante, sta nel fatto che c’è scarsissima comunicazione tra i tantissimi appassionati e la dirigenza. In molti, me compreso, riconoscono la validità e la necessità di un progetto umile e sparagnino (quello della famiglia Tormenti), la difficoltà è però l’ermetismo incomprensibile che i dirigenti di Martinsicuro hanno messo tra società sportiva e i suoi naturali e appassionatissimi clienti. Quando non ci si parla, capirsi diventa impresa impossibile.

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