ASCOLI PICENO – Pubblichiamo e riceviamo da Emidio Mandozzi (vicepresidente della Provincia e assessore al Lavoro), scelto dagli elettori del Pd come candidato per la presidenza della Provincia di Ascoli Piceno.
Rappresentare dodicimila cittadini, prima che elettori del Pd (tutti quelli che hanno votato per me e quanti hanno optato per Firmani e Zocchi), che colgo l’occasione per ringraziare, è un grande orgoglio ma anche una grandissima responsabilità. E’ una responsabilità che mi onora e che mi sento di assumere e di portare avanti con umiltà ma anche con grande determinazione, perché convinto che il Piceno abbia peculiarità e risorse che, unite alla voglia di fare dei suoi abitanti, possono farlo uscire dalla crisi. Perché se è vero che questa presenta i canoni della strutturalità, è tanto più vero che per sconfiggerla occorrono progetti all’altezza e di ampio respiro.

Progetti di nuovo sviluppo, che mettano però da parte le ideologie fini a se stesse e, in nome di una pragmatismo di fondo, da approcciare con una forza di volontà notevole. Volontà soprattutto politica. A partire dalla programmazione in generale, e dei progetti infrastrutturali in particolare, in primis la viabilità. Intorno a noi si inaugurano, talvolta anche in pompa magna, opere di grandiosa progettualità (la Fano-Grosseto, il traforo di Muccia sulla Ss77, la terza corsia della A14 sino a Porto Sant’Elpidio), mentre il Piceno sta a guardare. Rimanendo sempre e solo al palo. Un Piceno che non riesce neppure ad avviare i lavori per la Mezzina, solo perché qualcuno pensa che l’impatto della nuova arteria con l’ambiente ed il paesaggio circostante sia poco “sostenibile”. Opere che non vedranno mai la luce, se alla base non c’è una convinta programmazione, non ci sono obiettivi condivisi da voler cogliere. Niente si improvvisa. Senza programmazione, senza convincimenti, in assenza di obiettivi, ovvio che nulla si riuscirà a costruire.

Il nostro territorio ha bisogno di una svolta profonda, inutile nasconderlo. Una svolta che dovrà servire a ridare fiducia a quanti hanno intenzione e possibilità di investire su questo territorio, una svolta che dovrà servire a ridare speranze ad un mondo del lavoro che le sta perdendo giorno dopo giorno. L’emergenza si combatte con l’emergenza. Ma quando l’emergenza finisce, i buoni progetti vanno avanti, le demagogie idealiste (anche in senso buono) sono destinate a fermarsi presto. Dobbiamo guardare in faccia la realtà, ma con gli occhi scevri da qualsiasi pregiudizio. Ed allora, a quanti hanno perso o rischiano di perdere il lavoro dobbiamo riuscire ad offrire un qualche appiglio che permetta loro di non affondare. Nel medio-lungo termine gli stessi hanno però bisogno di risposte che, viste in prospettiva, non solo devono essere credibili, ma debbono avere una lungimiranza vincolata alla valorizzazione di progetti, sostenibili sì ma a 360°, non ultimo sul piano della resa dello sviluppo economico e della susseguente redistribuzione allo stesso territorio, bisognoso di ricreare le condizioni attrattive in termini di nuovi investimenti ma anche e soprattutto bisognoso di tornare a credere nella valorizzazione di risorse “autoctone”.

E’ in nome di questa visione che il Partito Democratico, già a partire dallo scorso 2 dicembre, ha iniziato un percorso che lo porterà ad avere incontri con tutti i partiti della coalizione di centro-sinistra, per vedere se i nostri intendimenti programmatici, le nostre idee per il futuro di questo nostro Piceno trovino un terreno condivisibile su cui misurarsi, trovino stimoli giusti e necessari per dare gambe ai progetti. Ed è in nome di questa visione, da racchiudere o allargare in un programma condiviso, che dichiaro sin da subito la mia disponibilità a favore delle Primarie di coalizione, affinché il Piceno smetta di essere la “Cenerentola” delle Marche.

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