SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ultima puntata della nostra inchiesta sulla riqualificazione dei due marciapiedi di Viale de Gasperi. Nel corso delle quattro puntate, dalle persone intervistate ma soprattutto dai commenti dei nostri lettori emerge un fatto inconfutabile. Così come è stata realizzata, il risultato è un misto di progetti, ripensamenti, correttivi ed aggiunte dell’ultima ora dettate più dalla volontà, spesso palese, di voler lasciare una propria impronta che dall’intento di rendere un vero servizio alla cittadinanza.

Lo testimoniano le diversità macroscopiche nell’uso della progettazione architettonica, nell’impiego dei materiali e nella amena scusante avanzata dall’attuale assessore ai Lavori Pubblici Leo Sestri riportata nel testo a seguire nella quale, in pratica, si avalla l’intera opera con il fatto che: « I cittadini non hanno protestato». Come a dire :«Finché la barca va…».

Eppure non sembra pensarla così il neo eletto presidente del quartiere Sant’Antonio Giorgio Fede che sottolinea:«Da cittadino concordo con quei residenti che hanno perplessità sul nuovo “look” della riqualificazione generale di entrambi i lati. Sono anche io convinto che, trattandosi dello stesso viale, si sarebbe dovuto dare priorità alla uniformità. Sarebbe stato quanto meno opportuno cercare di non snaturare una scelta estetica fatta nella stesura del primo progetto targato Cesare Bonfigli».

Il portavoce eletto dei cittadini del viale si chiede se non abbia prevalso, in molti casi, la vanità di voler lasciare il proprio marchio a costo di rasentare il “kitsch” (arch.Albino Scarpantoni, vedi allegato puntate precedenti). Fede prosegue :«Da presidente del quartiere contesto, in entrambe le riqualificazioni, la grave mancanza di un  progetto di viabilità. Dovendo fare una ristrutturazione ad ampio respiro si sarebbe dovuto tenere in maggior conto l’esigenza di una pista ciclabile ed una corsia preferenziale per i bus onde ridurre l’impatto ambientale del traffico che, specie in estate, è molto pesante».

Per parte sua l’amministrazione risponde con la replica dell’architetto Farnush Davarpanah:« Visti i tempi di ristrettezze economiche non so quanto e quando sarà possibile effettuare dei lavori di uniformità. Speriamo che la cosa diventi fattibile da qui a qualche anno. Posso dire che comunque se ne è già parlato in parecchie occasioni in ambito amministrativo».

Il dirigente prosegue dicendo che la “diversità” tra le due pavimentazioni non sta nei materiali usati ma nella loro provenienza e specifica: «In ogni caso non c’è molta diversità per i materiali usati nelle due riqualificazioni. Diverse invece le provenienze. Per il secondo si è preferito ricorrere a prodotti locali. Per il resto, in quanto tecnico, non ho fatto altro che eseguire al meglio delle mie possibilità quelle che erano le direttive indicatemi. La programmazione spetta all’apparato politico. A noi quello di eseguire le risultanze delle decisioni prese».

A queste ultime osservazioni risponde l’apparato politico, che per bocca dell’assessore Leo Sestri, rimanda tutto al mittente :«La scelta è stata innanzitutto tecnica da parte di chi ha ricevuto l’incarico. Comunque non vedo questa totale differenza di colore in quanto il lato est non è proprio bianco ma beige per legarsi all’altro colore. Visto dall’alto può sembrare anomalo ma, fortunatamente, non tutti abitano in posizione elevata. Ci sono tante altre città che hanno strade con stili diversi. La cosa importante è che, prima di iniziare il progetto, abbiamo fatto numerose assemblee dove non hanno badato molto al fatto che dal lato opposto si faceva con una mattonella o stile diverso».

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