SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La filosofia alla base del nuovo Piano Spiaggia riassunta in sintetici concetti chiave è questa, secondo quanto spiegato dal sindaco Giovanni Gaspari: occorre che i servizi offerti dagli stabilimenti balneari siano del tutto a norma con i requisiti igienici e sanitari; nell’ambito delle volumetrie di legge, il Comune andrà incontro ai concessionari che desiderano mettersi a norma con alcuni regolamenti sulla gestione degli spazi interni; il mare deve essere più visibile dalla passeggiata costiera, perciò il Comune incentiverà i concessionari disposti a ristrutturare il proprio chalet, sviluppando in un corpo unico il volume a loro disposizione.
Entrando nel dettaglio, Gaspari precisa che comunque è in atto una campagna d’ascolto aperta alle integrazioni presso le associazioni di categoria, mediante degli incontri come quello di martedì, e presso l’opposizione, tramite le commissioni consiliari. Molti spunti per il Piano Spiaggia prossimo venturo sono giunti dai sopralluoghi compiuti dal sindaco a Riccione e Cattolica.
Tempi burocratici permettendo, il nuovo Piano sarà approvato fra un anno e pienamente in vigore dall’estate 2010. Trattandosi di variante, occorrono adozioni del Consiglio comunale, pareri della Provincia, approvazioni, controdeduzioni. «Dai nove ai dodici mesi, ottimisticamente», prevede Gaspari.
QUEI BAR TROPPO BASSI L’altezza di legge per i soffitti dei bar è di tre metri. In molti chalet sambenedettesi invece arriva a due metri e 40 centimetri. Che fare? Gaspari parla di creare le condizioni affinché tutto torni a norma. Come? «Permettere di alzare questi soffitti. Non si tratta di una deroga su volumi nuovi, perché non si costruisce nulla di nuovo ma si rimane nell’ambito della sagoma esistente».
LE CUCINE IN CABINA
Non essendo rilevanti ai fini dei conteggi volumetrici, spesso le cabine vengono usate come cucine, cambuse, bagni. Anche qui si tratterà di sollecitare i concessionari a sanare queste situazioni, spostando questi servizi nelle costruzioni esistenti.
LIBERARE LA VISUALE DEL MARE Anche nelle regole del Piano di Spiaggia redatto dall’architetto Follis nel 2004 c’era questa buona intenzione, che però ha avuto conseguenze distorte nei casi di chalet costruiti in due blocchi separati. Lo spazio fra i due corpi, spesso, invece che essere sgombro viene occupato da tavolini o congiunto con tettoie ai due corpi stessi, con il risultato di pregiudicare ugualmente la visuale del mare. Perciò, sottolinea Gaspari, lo spirito del nuovo Piano Spiaggia tornerà al volume distribuito in un corpo solo. Il che non significa demolizioni, ma significa premiare tramite la concessione di offrire nuovi servizi coloro che accorperanno i due blocchi di uno stesso chalet o due chalet diversi. Sempre nei limiti di legge, che prevedono l’occupazione del 50% della larghezza fronte mare della concessione. Il restante 50%, però, sia sgombro del tutto.


ZONE POLIFUNZIONALI
Le regole attuali parlano chiaro. Nelle concessioni balneari lo spazio edificabile con strutture coperte è profondo venti metri, a partire dalla siepe sul marciapiede del lungomare. Fra questi venti metri, i primi quattro sono “zona di adeguamento” (contiene ad esempio tavolini); dai 4 ai 10,5 metri di profondità ci può essere il corpo principale dello chalet. Poi c’è un’altra fascia di cinque metri al massimo in cui si può fare una struttura coperta, come un porticato. «Il nostro spirito è spingere i concessionari ad investire in strutture serie, non raffazzonate, sempre nei limiti di spazio però. Gli abusi? Quelli si rimuovono e basta».
Al termine dei venti metri per le strutture coperte, c’è una fascia profonda al massimo 7 metri prima di giungere agli ombrelloni. Quella è la zona polifunzionale. Ci possono essere messi altri ombrelloni, ma anche piscine sopra la sabbia, attrezzature sportive, idromassaggi, passerelle, il tutto rimovibile. E anche dei tetti suono per assorbire i rumori della musica. Con una precisazione molto chiara da parte del sindaco: «La legge prevede che una discoteca abbia dei requisiti molto chiari, soprattutto in termini di sicurezza».

Infine una precisazione del sindaco: «Ci stiamo interrogando su quale futuro desideriamo dare al turismo balneare. Indispensabile è analizzare i dati, che ci dicono che su 114 chalet 43 sono di proprietà di alberghi (il totale delle concessioni è di 123, ndr) e che su 114 chalet 50 non si sono adeguati alle prescrizioni del Piano Follis».

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