SAN BENEDETTO DEL TRONTO- La bara con i resti del 40enne Mario Chiffi, deceduto per cause ancora in fase di accertamento, è arrivata alle 22 di ieri sera, venerdi, nel suo paese natale di Gagliano del Capo, un piccolo comune rurale di seimila abitanti situato all’estrema punta del “tacco d’Italia”, distante circa ottanta chilometri dal capoluogo di Lecce, dove ancora risiedono la madre Iolanda e la sorella Katia.
Ad accompagnare la salma nel suo ultimo viaggio la moglie Barbara Mazzaferri, figlia di Ivano, imprenditore nel settore dell’immobiliare e della distribuzione alimentare,dalla quale si era separato circa due anni fa, con i due figli maschi S. e G. ancora in tenera età. Alle ore 15,30 di sabato è stata ufficiata la messa in suffragio nella frazione di Arigliano.
Chiffi, per tutti “Nino”, aveva intrapreso la carriera di carabiniere dal quale ne era dovuto uscire, sembra, per la sua dipendenza. Anche a Gagliano, come per San Benedetto, lo ricordano come un ragazzo molto cordiale ma allo stesso tempo assai riservato e molto deciso nelle sue convinzioni.
Nel frattempo persistono i dubbi sulle cause del decesso. Lo stesso medico legale Claudio Cacaci che nella giornata di giovedì ha effettuato l’autopsia è stato molto cauto nel fornire informazioni. Ora si dovranno aspettare i reperti che però potrebbero anche arrivare non prima di 40 giorni.
Solo allora, forse, si potrà dire con certezza cosa è stato a causare la morte dell’uomo: overdose, eccessivo uso di farmaci, di sostanze stupefacenti oppure un improvviso malore. Le autorità incaricate delle indagine mantengono il più stretto riserbo anche se si tende ad escludere sin da ora il coinvolgimento di terze persone.

AGGIORNAMENTO in data 23 giugno 2011

In questi anni non è venuto alla luce nessun indizio che possa far pensare a cause che non siamo legate ad un improvviso malore del povero Chiffi per cui è legittimo credere cha la morte sia avvenuta per cause che nulla hanno a che vedere con overdose, uso di farmaci o sostanze stupefacenti. Tanto dovevamo

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