SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Le primarie del Partito Democratico, con tutto il rispetto, mi sembrano debolucce. Non c’è vera competizione di uomini o di idee». Si esprime così Giorgio Mancini, esponente sambenedettese del movimento Sinistra Democratica.
E continua: «I candidati sono tre esponenti della corrente maggioritaria del Pd e, francamente, due di loro sembrano essere fungere da contesto per legittimare Mandozzi, che appare essere il candidato già scelto per la Provincia».
C’è una serie di però, per il giovane politico, già segretario della Sinistra Giovanile ai tempi dei Democratici di Sinistra: «Leggo inesattezze, come quelle che sostengono Felice Gregori ed Emidio Mandozzi. Nel 2004 si decise di candidare Rossi in extremis quando da Roma risolsero la questione, dopo un lungo travaglio, ma Mandozzi perse la partita sul tavolo provinciale».
Aggiunge Mancini, ancora sulla richiesta del Pd di fare le primarie di coalizione: «Ma lo statuto del Pd vale solo per la provincia di Ascoli? A Macerata il presidente uscente Silenzi viene riconfermato, a Pesaro non si fanno le primarie di coalizione, a Fermo si fanno, è vero, ma lì non c’è un presidente uscente».
Nel Piceno, ed è il cuore del ragionamento di Mancini, «c’è un presidente uscente, Massimo Rossi, ma si fa finta che non ci sia. Non viene dato un giudizio negativo sul suo operato, ma si fanno le primarie e poi si dice che non si vuole spaccare la coalizione. Nel frattempo Rossi viene attaccato tutti i giorni da autorevoli esponenti del Pd, in modo che ritengo pretestuoso».

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