SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’importanza dell’operazione “Dirty Money II” che ha portato all’arresto dei tre rapinatori di origine abruzzese è sottolineata dal fatto che sia il Gip che il PM incaricati di portare a termine le indagini hanno dato il via libera alla pubblicazione sia delle foto segnaletiche dei tre senza la consueta “mascherina”  che alla diffusione completa di nomi e cognomi senza essere ristretti alle solo iniziali.

Questo perché, come tiene a sottolineare il direttore del Commissariato Marco Fischetto:«Anche se la complessa e lunga indagine può dirsi conclusa in modo positivo con la cattura dei tre la diffusione in toto di foto segnaletiche e generalità potrebbe ancora fornire ulteriori elementi per ampliare la conoscenza sull’attività criminosa dei tre con ulteriori informazioni di eventuali testimoni».

Intanto emergono altri particolari sulla professionalità criminale della banda. Paolo Pennacchione e Simone Andrea erano arrivati al punto di sottoporsi a diete “dimagranti” ed “ingrassanti” con, in alcuni casi, una differenza di persino venti chili in più o in meno. Tutto questo per cercare di sviare e confondere il più possibile eventuali indagini in corso a loro carico.

Che il gioco d’azzardo fosse per il trio una vera e propria dipendenza, alla stregua di quelle da stupefacenti, lo dimostra il fatto che, per ogni rapina, si ponevano un bottino minimo di almeno 30 mila euro al di sotto delle quali non esitavano a compierne subito un’altra, magari nello stesso giorno.

Come è avvenuto il 22 marzo del 2007 quando, dopo aver racimolato “soltanto” 800 euro dal colpo commesso ai danni di una filiale Carisap di Porto D’Ascoli, nel pomeriggio hanno subito tentato miglior fortuna in un altro istituto di credito a Porto San Giorgio.

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