PESCARA – Il sistema produttivo abruzzese può contare per la ripresa solo sui fondi europei: la Regione infatti non dispone di ulteriori risorse strangolata com’è dal debito sanitario.

«La generale crisi economica – ha affermato l’assessore alla Programmazione economico/finanziaria comunitaria, nazionale e regionale della Regione Abruzzo, Marco Verticelli – ci trova impossibilitati ad adottare misure di sostegno alle imprese ed alle famiglie, che vadano oltre le risorse dell’Unione europea. Su tutto grava, infatti, il Piano di rientro del debito sanitario, che ci vieta di intervenire su spesa corrente e tasse».

Oltre 400 milioni di euro, a cui bisogna aggiungere un miliardo di euro di cartolarizzazione: sono queste le cifre del debito che dovranno essere azzerate nell’arco di un biennio. Già il fatto che si sia riusciti a scongiurare un inasprimento fiscale a carico degli abruzzesi per contribuire al risanamento della sanità è stato un grosso successo. Innalzare il tetto limite di Irap ed Irpef, così come paventato inizialmente, avrebbe rappresentato un onere troppo gravoso per i cittadini già alle prese con una dilagante crisi industriale. Alla luce di questa situazione, pertanto, la Regione non può garantire aiuti diretti alle famiglie ed alle imprese.

E, quello che più preoccupa, è che nel prossimo triennio il Piano ridurrà ancora la capacità dell’amministrazione di ricorrere a risorse proprie per attività di investimento e sviluppo. Vitali, dunque, per la sopravvivenza almeno del tessuto produttivo abruzzese, sono i fondi europei Fas e Por Fesr. «L’unica scelta che abbiamo – ha proseguito Verticelli – è quella di mettere in mobilità gli aiuti previsti dall’Europa, che ammontano a circa un miliardo e 900milioni di euro: dobbiamo accelerare l’iter per consentire l’accesso alle risorse da parte delle piccole e medie imprese».

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