La settimana scorsa il Presidente del Consiglio ha avuto a cena i segretari della Cisl e Uil, lasciando fuori dall’incontro il sindacato più rappresentativo della Cgil. Ha detto che era un incontro informale e che queste polemiche non hanno fondamento e che sono create di proposito dalle TV e dai giornali.
E’ una storia già replicata e si sa come andò a finire: il Patto per l’Italia, sottoscritto a suo tempo da governo, Confindustria, Cisl e Uil non funzionò, figuriamoci ora in piena crisi e recessione mondiale!
Il sindacato ha la funzione storica e sociale di raccogliere le istanze dei lavoratori e dei più deboli in un’Italia che è stanca, che si arrangia e che sopravvive ai gravissimi problemi di tutti i giorni. E’ alle loro strutture periferiche che si rivolgono quotidianamente le persone che hanno problemi e i sindacati offrono loro consulenza, assistenza tecnica e legale.
Ma nonostante ciò, non raccoglie più i consensi di una volta, non ha più la forza e il carisma di prima ed è sempre più criticato e qualche volta anche offeso. Negli anni settanta discuteva dei problemi dell’Italia alla pari con governo e Confindustria, sedeva ai tavoli delle trattative con grande peso politico e si facevano ascoltare. Luciano Lama, fautore dell’unità sindacale, era capace di contrastare l’allora presidente della Confindustria Gianni Agnelli e di condizionarlo nelle sue scelte di politica economica, non c’era governo che disconoscesse la forza del sindacato.
Insomma era un punto di riferimento per tanti, adesso però questo è stato messo in discussione e non da ora. Le prime avvisaglie si sono avute con la sconfitta dei lavoratori sul referendum per l’abrogazione della scala mobile sotto il governo Craxi (1985) che aveva terrorizzato i lavoratori sulle conseguenze che questa avrebbe prodotto sul debito pubblico che cominciava a crescere vertiginosamente sotto il peso di un’inflazione vicina al 20%. In questo frangente i sindacati dimostrarono una debolezza e una divisione sorprendente.
Si è visto come è finito: la colpa non era solo dell’inflazione ma delle riforme strutturali che si rimandavano di governo in governo tant’è che il debito pubblico è continuato a crescere fino agli attuali livelli, il potere d’acquisto delle famiglie si è dimezzato e di conseguenza diminuzione forte dei consumi, lo sanno bene i commercianti che de tre anni conoscono solo calo nelle vendite.
I sindacati hanno fatto diversi errori negli ultimi trent’anni e l’unità sindacale è ancora lontana nei fatti, ma perché attaccarli in continuazione facendo perdere loro prestigio? Chi prende decisioni può anche sbagliare, l’importante che lo faccia in buona fede e senza secondi fini. Non vorrei che a contestarli in continuazione e a renderli sempre più inoffensivi e inefficaci si faccia come quello che, per far dispetto alla moglie, fece quel che fece.

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