SAN BENEDETTO DEL TRONTO – E adesso? Adesso che la squadra accenna finalmente quelle potenzialità che era ovvio riconoscergli già nelle prime – sfortunate ma ampiamente previste – giornate? Quei sedici punti in classifica che mai la Samb di Tormenti, nei due precedenti campionati, era riuscita a conquistare dopo tredici giornate?
Due mesi fa, ci si accusava di essere troppo morbidi contro questa gestione: ma che la Samb fosse una formazione di mezza classifica, ci pareva possibile. E che fosse più compatta di quella costruita un anno fa – oltre che priva, di fatto, di prestiti – anche. Per cui ora, ribadiamo un altro concetto più volte espresso: fare 2 punti in 6 partite non è stato un incidente di percorso, ma un errore frutto di una gestione estiva approssimativa in cui tutti (Tormenti, Piccioni, Natali) sono, per propria parte, responsabili.
Detto questo, la formazione attuale della Samb, che ha realizzato 14 punti in 7 gare, è sicuramente di categoria. Regge molto bene la difesa, che ha trovato in Dazzi un numero uno poco spettacolare ma di rendimento sicuro e costante; Bonfanti e Moi sono tra le migliori coppie centrali del torneo, e il difensore sardo, probabilmente, è il miglior centrale in assoluto. Tinazzi sta stupendo tutti: due anni fa vacillava spesso, l’anno seguente ha imparato il compitino difensivo, quest’anno è maturato e non fa rimpiangere gente come Ogliari o Taccucci, tanto per parlare di due terzini acclamati negli ultimi anni. A sinistra, Ferrini è sacrificato (ahi ahi), ma sicuramente un elemento affidabile.
Il centrocampo, che regge su un super Palladini, è molto versatile: oltre al sambenedettese, i giovani Forò e Briglia garantiscono alternative in fase di contenimento, senza dimenticare che si aspettano due giocatori universali come Visone e il già citato Ferrini. A questi si aggiungono esterni e mezz’ale che hanno già dimostrato un valore medio-alto, in alcuni casi, come Titone e Morini, pronti anche per categorie superiori. Magnani, Olivieri e Cigan completano il settore.
La nota dolente è l’attacco: per carità, Pippi ha le carte in regola per essere titolare in qualsiasi formazione, e ha una potenzialità di 15 reti in un campionato. Ma se si fa male lui (e, purtroppo, sta accadendo spesso), non ci sono alternative valide.
Natali sta provando a riportare a San Benedetto Curiale, e se l’attaccante siciliano venisse in Riviera già ai primi di gennaio, se la classifica fosse anche quella attuale, si potrebbe tranquillamente sperare in una rincorsa ai play-off.
Detto questo – che serve come definitiva disanima della squadra – crediamo sia giunto il momento, per tutti, di guardarsi negli occhi, ammettere, ciascuna componente, i propri errori, e riformare quell’unitarietà che, da sola, può consentire di raggiungere importanti risultati.
Un mese e mezzo fa, nel pieno della bufera, la nostra redazione era disponibile per un filo diretto tra Tormenti e la tifoseria. Lo siamo anche ora, ma, se le parti non lo reputassero il canale appropriato, non ce ne lamenteremmo. Parlarsi davanti ad un bicchiere di vino – stampa compresa, magari – può essere il modo migliore per mettere alle spalle le incomprensioni e ripartire con nuovo slancio. Magari i Tormenti, o anche l’allenatore e il direttore sportivo, potrebbero ammettere certe leggerezze (Cigan centravanti? No…), ma anche i tifosi potrebbero mettere una pietra sopra ad alcune frasi irriverenti pronunciate nei confronti di società e tecnici (cose che nel calcio, comunque, sono sempre avvenute: male è, però, reiterarle all’infinito e, soprattutto, in mancanza di alternative).
Se la Samb è una famiglia, è ovvio che al suo interno vi siano frizioni, come in ogni famiglia; ma come in ogni famiglia, c’è un tempo per la guerra, a cui deve seguire il tempo della pace. Che è arrivato.

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