SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Viale “arlecchino”. Viale “double- face”. Viale “arcobaleno”. Le denominazioni a sfondo ironico, per quello che sarà il nuovo look di viale De Gasperi, si sprecano. Chissà che in futuro non lo chiameranno Viale De’ Gaspari, in una simpatico gioco linguistico tra il politico trentino e l’attuale sindaco di San Benedetto (che, naturalmente, è solo l’ultimo anello di una catena che ha ben altri padri). Una riqualificazione fatta non a quattro ma a cento mani visto che alla sua complessiva realizzazione sono stati impegnati, a diversi titolo e solo per citarne alcuni, due sindaci (Domenico Martinelli e Giovanni Gaspari), tre se ci si aggiunge anche Paolo Perazzoli con i lavori sull’aiuola spartitraffico e il tentativo della pista ciclabile, poi abortita a furor di popolo. Tre diversi assessori ai Lavori Pubblici (Giovanni Poli, Giancarlo Vesperini, Leo Sestri). Un ingegnere, Cesare Bonfigli, ed un architetto, Farnush Davarpanah, entrambi con compiti quasi diametralmente opposti.

Si iniziò dal lato ovest. L’amministrazione è quella guidata da Martinelli. Tempi previsti, sei mesi, arrivati poi a quasi un anno e mezzo. Disagi a non finire, residenti e commercianti sul piede di guerra. Traffico in tilt, metà viale completamente paralizzato. Accessi ai condomini ed esercizi commerciali possibili tramite vere e proprie palafitte in legno. Alla fine si conclude la prima tranche. Che come eredità lascia dietro di sè una sfilza di polemiche per strettoie pericolosissime all’ingresso delle vie parallele, fioriere messe, anzi proposte e mai sistemate, pavimentazione che nella parte sud, a nemmeno due anni di distanza sta già facendo intravvedere crepe, buchi e lacerazioni varie.

Passa quasi un anno – nel frattempo c’è stata la gestione commissariale Iappelli – poi è la volta della parte est. Almeno sette i diversi progetti rivisti, ritoccati, rimescolati. Prima si volevano tagliare gli alberi per consentire lo spazio ad una corsia preferenziale per i bus, poi il ripensamento davanti ad una piccola sollevazione popolare dei residenti che si vedevano togliere quel poco verde che era rimasto. Parcheggi verticali, no orizzontali, anzi a spina di pesce. Incontri a non finire in maggioranza, in commissione, con il quartiere, con le associazioni di categoria.

Poi il via. Grazie al fatto che il lato est è quasi privo dei gravi problemi di sottoservizi che aveva quello opposto e memore degli errori fatti in precedenza i lavori procedono con tutt’altro ritmo, i tempi vengono rispettati. Intanto il budget ha richiesto una aggiunta di 110 mila euro alla somma inizialmente prevista (i 440 mila euro sono così diventati 550 mila). L’attuale assessore ai Lavori Pubblici Leo Sestri promette l’inaugurazione prima delle feste natalizie.

Sarà tagliato il nastro ad un viale, il più importante della città, che si presenta con due diversi tipi di pavimentazioni, l’uno bianco e l’altro rosso mattone. Da una parte la sovrabbondanza: panchine, essenze floreali, parcheggi per questo e per quello. Dall’altro lo stretto necessario. Mentre nel mezzo le cose rimangono esattamente come trent’anni fa. La corsia preferenziale dei bus ed una nuova pista ciclabile sono, invece, rimaste sulla carta, segno di una città incrostata a progettazioni dello scorso secolo. Tali e quali.
Il risultato complessivo, per usare un termine fantozziano, è “un’accozzaglia pazzesca”.  Come biglietto da visita per una città che ambisce ad un’accoglienza professionalmente elevata non c’è male. Nelle pubblicazioni successive ascolteremo il parere di tecnici, amministratori, politici. Mentre mai come in questa occasione sarà interessante leggere il parere dei nostri lettori sulla riqualificazione di quella che è da sempre una delle arterie più importanti della città.

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