pubblichiamo una anticipazione dell’intervista a Giovanni Gaspari che Riviera Oggi settimanale pubblicherà nella sua uscita di lunedì 24 novembre.
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il sindaco Giovanni Gaspari dice la sua sulla vicenda delle elezioni provinciali del 2009 e sulla diatriba interna al centrosinistra sulla scelta del candidato presidente. Un giudizio sostanzialmente positivo sull’operato della giunta provinciale, correlato da un invito forte affinché l’unità del centrosinistra provinciale vada di pari passo proprio con il metodo delle primarie.

Ricapitoliamo. C’è una diatriba fra il Partito Democratico e Rifondazione, con il partito del sindaco che ha indetto le primarie per la scelta del suo candidato fra Emidio Mandozzi, Alessandro Zocchi e Nazzareno Firmani. E Rifondazione che invece sostiene Massimo Rossi come candidato unico del centrosinistra.
Ma come giudica l’operato di Rossi quel Giovanni Gaspari che nel 2004 gli fece da responsabile in quella vincente campagna elettorale?
«Vedo più luci che ombre in quello che ha fatto Rossi in questi anni»: così Gaspari riassume il suo pensiero.
Ma andiamo nello specifico. Quali le luci, i fattori positivi, le politiche virtuose? «Questa giunta provinciale ha operato bene per quanto riguarda il coinvolgimento degli enti locali, tramite un positivo metodo di concertazione con i Comuni; ha lavorato bene nell’edilizia scolastica (scuole superiori, ndr), nell’ambiente con l’iter per il Parco Marino del Piceno. A Porto d’Ascoli in via Mare grazie alla Provincia si sta realizzando il nuovo Centro per l’Impiego, con spazi che saranno a disposizione del quartiere. Certo, poi fra i lavori pubblici c’è anche il sottopasso ciclabile di via dell’Airone».
E quali sono le ombre, i punti verso i quali Gaspari in quanto sindaco e in quanto esponente del Pd ha un giudizio negativo? «Questa giunta credo sia stata poco incisiva nel dare il via a grandi infrastrutture. Ci si aspettava un suo intervento più incisivo sul Polo scolastico ad Ascoli, sulla viabilità nella Riviera. Credo che di fronte a una terza corsia dell’autostrada A14 che si ferma a Pedaso sia una risposta ben debole sostenere che i nostri problemi di viabilità si risolvano con la mobilità dolce. Qui sulla costa servono infrastrutture – continua Gaspari – su gomma, su rotaia, via mare, importa poco il come. Ma servono».
Insomma, anche se queste opere pubbliche non dipendono dai fondi propri della Provincia – che ricordiamolo riguardo alle risorse economiche è un puro ente di intermediazione fra Stato, Regioni e Comuni – per Gaspari a Palazzo San Filippo si doveva fare di più, non solo incentivare la “mobilità dolce”.
Un’altra stoccata del sindaco verso Rossi è questa: «Ho notato una grande attenzione della sua giunta verso questioni di nicchia e una debolezza su questioni che interessano la massa della popolazione. Prendiamo ad esempio il nostro Sistema Turistico Locale, che stenta a decollare».
ROSSI E LE PRIMARIE DEL PD Capitolo primarie. Zocchi, Mandozzi, Firmani. Fra questi tre nomi c’è il candidato del Partito Democratico. «Lo statuto interno del partito ci obbliga a fare le primarie. Per questo abbiamo il dovere di scegliere un nostro candidato, ma abbiamo anche il diritto di farlo (per via del bacino di voti del Pd, il più grande nel centrosinistra, ndr). Ma il candidato del Pd sarà una risorsa a favore della coalizione».
Fuori dal politichese, Gaspari vuole dire che il nome che uscirà dalle primarie, secondo quanto vuole il Pd, dovrebbe poi “scontrarsi” con Rossi in ulteriori primarie interne.
«Per caso questa nostra richiesta è un peccato di lesa maestà verso Rossi? Non abbiamo il diritto di confrontarci con Rossi sulle questioni come la mobilità e le infrastrutture? La coalizione per noi non è in discussione. Ma chiediamo un confronto politico, prima».
Gaspari cita come esempio quanto sta succedendo a Fermo, dove per le elezioni della nuova Provincia c’è uno scontro alle primarie fra due candidati del Pd (Cesaroni e Offidani), il vincitore del quale sosterrà ulteriori primarie contro il candidato della Sinistra radicale Fabrizio Cesetti.
«Rossi – conclude Gaspari – non è formalmente un presidente uscente, perché la vecchia Provincia di Ascoli non esiste più».
Perciò tabula rasa, sembrano voler dire il sindaco e coloro che nel Pd la pensano come lui (non tutti). La nuova Provincia di Ascoli è un ente nuovo, si riparte da zero.

Anche questi, condivisibili o meno, fanno parte degli effetti mai troppo criticati, aggiungiamo noi, di una scissione che si poteva evitare. Fuori dal terreno delle diatribe politiche, il territorio più povero delle Marche si trova ad essere rappresentato da un ente intermedio impoverito e rimpicciolito. Chiunque abbia in mano la Provincia di Ascoli nel 2009, dovrà fare i conti con questa tara. E non lo invidiamo.

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