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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “I Nas sequestrano quintali di salumi completamente disidratati …rinvenuti all’interno di un locale fatiscente attiguo alla porcilaia”. “Quintali di pesce e carne andati a male, conservati in congelatori tenuti in condizioni igieniche carenti”. “Sequestrati chili di prodotti semilavorati e materie prime”. “Vermi, larve, sostanze cancerogene, pesce avariato, dolci prodotti con uova scadute, bacarozzi…”. “Parte dell’extravergine in commercio è davvero adulterato con olii di nocciole, e olio lampante”.  “Cibo avariato ai militari in Libano”. “Diossina e mozzarella di bufala”.

Questi sono solo alcuni degli articoli pubblicati su sofisticazioni alimentari, adulterazioni, imbrogli e avvelenamenti a danno dei cittadini che, ignari (prima) e impotenti (dopo), debbono rassegnarsi ad un problema che affligge oggi gli italiani, uno dei tanti e forse non il più grave, ma sicuramente pericoloso e deplorevole a danno della salute dell’uomo.

A riguardo, il Segretario generale della Flai-Cgil, Franco Chiriaco, dichiara che viviamo in un paese pericoloso, dove esistono ancora molti imprenditori che credono giusto e possibile fare affari truffando e avvelenando lavoratori e consumatori sotto la luce del sole, sostenuti da ingenti sussidi economici nazionali ed europei che alimentano questo modo di fare impresa … dove l’illegalità è diffusa in ogni strato della società ed investe anche e soprattutto un settore nevralgico dell’economia come quello dell’alimentazione, con il plauso e la collaborazione di una parte consistente delle istituzioni … e ci fanno immaginare che frodi e scandali alimentari continueranno e che nulla in futuro cambierà.

Il sottosegretario alla salute, Francesca Martini, afferma invece che quando vengono posti sul mercato, attraverso connivenze e reti di illegalità, distruggono l’immagine di un Paese come l’Italia, che nel mondo viene identificato per la qualità della sua produzione, ma anche per i parametri di sicurezza, che si ispirano a standard di eccellenza e che proprio aree territoriali, considerate geograficamente la culla del prodotto di qualità, abbiano al loro interno aziende che rappresentano vere mele marce, che violano fraudolentemente un principio sacro, come quello di poter mettere sulle nostre tavole un prodotto non solo di qualità, ma soprattutto sicuro sul piano della salute.

Per risolvere il problema della sicurezza alimentare non resta che auspicare che le misure di prevenzione, controllo e vigilanza su tutte le filiere produttive degli alimenti ( produzione, trasformazione, distribuzione e vendita al dettaglio) risultino più efficaci e che le normative siano più rigorose, affinchè in Italia, come a livello internazionale ed europeo, possano avere gli esiti sperati.

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