SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Attendiamo da un anno che il Tribunale di Ascoli si pronunci sull’omologa della proposta di concordato preventivo presentato dalla Malavolta Corporate. Vorremmo risposte al più presto. Ora speriamo che nell’udienza del 24 novembre vengano prese decisioni».
Gabriele Napoletani, uno dei rappresentanti sindacali degli oltre 80 dipendenti della Foodinvest Verde, commenta così l’istanza di fallimento presentata nei giorni scorsi al giudice delegato Raffaele Agostini da parte dell’avvocato Piergiovanni Alleva.
Il legale di alcune delle maestranze, nella sua richiesta, sostiene delle tesi. In particolare, sostiene che la Foodinvest non riuscirebbe a pagare al 100% i creditori privilegiati, ovvero i dipendenti. La somma a loro dovuta per il Tfr, secondo l’istanza, si aggirerebbe intorno a 1,7 milioni di euro. Mentre arriverebbe a circa sei milioni di euro l’ammontare complessivo dei crediti privilegiati, che la proposta di concordato preventivo avrebbe voluto soddisfare al 100%.
L’avvocato Alleva, inoltre, sostiene che sarebbero «gravi» i comportamenti adottati dagli amministratori della Foodinvest nello svolgimento delle procedure relative al concordato.

Scrive Alleva nella sua istanza depositata in Tribunale: «La Foodinvest Verde Srl aveva dichiarato di poter contare su 5,448 milioni di euro di crediti verso propri clienti di sicura solvibilità (Nestlè, Unilever) che, invece, non esistevano almeno per la metà perché già ceduti a società di Factoring (…) Aveva dichiarato ancora di poter contare su prossimi utili di attività per 1.341.000 euro, salvo sospendere subito dopo l’attività stessa, così vanificando totalmente la prospettata posta attiva».
Sottostimati, secondo l’avvocato Alleva, anche i costi di gestione per il mantenimento del magazzino refrigerato e per la sicurezza degli impianti.
L’avvocato di parte delle maestranze, inoltre, sostiene che sarebbero emersi «pagamenti preferenziali per più di tre milioni di euro», a favore di società infragruppo e di altre società, con conseguente «danno per il ceto creditorio privilegiato».E punta il dito contro la cessione di tutti gli impianti della Foodinvest alla Marollo, altra società del gruppo Malavolta, che nell’imminenza della domanda di concordato sarebbe avvenuta come «compensazione con un presunto credito della Marollo verso la Foodinvest»: anche questo sarebbe un pagamento preferenziale, secondo la richiesta di fallimento, che si conclude sostenendo dal suo punto di vista «l’inopportunità nel frangente attuale di autorizzare contratti di affitto a terzi degli asset aziendali, che sarebbero travolti dall’azione revocatoria fallimentare».
Il rappresentante dei lavoratori Gabriele Napoletani, a proposito dell’imprenditore Vincenzo Ciulla, afferma poi: «Accogliamo a braccia aperte qualsiasi imprenditore che voglia riaprire lo stabilimento, parlando prima anche con noi, perché la Foodinvest in questo momento siamo noi».

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