E bravo Palmiro, questo DisAppunto è dedicato a lui e alle sue (ma direi di tutti) verità che potete trovare per intero nella sezione Politica. Dice: «C’è uno schieramento interno al Pd a cui non piace come ha governato Massimo Rossi…» Aggiungo non dice Pdl ma Pd… e a nessuno gliene frega.
«Viene candidato a sostituire Rossi colui che per ben cinque anni è stato il Vicepresidente della Giunta Provinciale (Mandozzi, ndr), condividendo e votando tutte le decisioni più importanti», evidentemente Mandozzi è, come Giotto, diventato più bravo di Cimabue. Ecco la spiegazione che lui cerca e non avrà mai. Dove Mandozzi è, e dove sarà più bravo, magari è tutto da dimostrare ma, evidentemente, Palmiro come moltissimi altri, preferirebbero non attendere la… dimostrazione o meglio vorrebbero che la successione non si materializzasse. Più chiaro di così! Se invece avvenisse, dice: «… passerei… ad una grande rabbia, chiedendo conto a chi ha governato tali strategie politiche di autolesionismo…»
Insomma “accuse” non da poco che in una città intelligente e accorta porterebbe i futuri elettori a chiedere conto al Partito Democratico di quanto Merli ha affermato oggi, da uomo finalmente e veramente libero. Dovrebbero volere che i dirigenti del Pd smontassero le affermazioni di Merli. Invece nulla di questo accadrà: nè gli elettori o meglio gli iscritti al partito chiederanno nulla, tanto meno gli “accusati” risponderanno (fusse che fusse la prima volta che mi sbaglio…) pubblicamente e nel merito. No, sanno benissimo che il silenzio paga più di risposte che a volte (direi quasi sempre) non ci sono, perché fin quando il voto sarà inconsapevole o legato all’appartenza partitica come ad una fede, ad essere eletti saranno sempre loro e molto prima del responso delle urne. Insomma il popolo meno sa e meglio è. Noi proveremo (e qui mi ripeto) a rompere un equilibrio che non c’è, cominciando da una semplicissima strategia che attueremo nelle vicinanze delle varie elezioni: non ci interesserà nulla di quello che vorrebbero fare, una volta eletti, ma saremmo molto pignoli nel voler conoscere quello che hanno fatto finora nella vita: nell’ambitoi del sociale, della scuola, della cultura, dell’imprenditoria, gli aspetti morali e la loro propensione a fare qualcosa disinteressatamente per gli altri, eccetera. Cioè capire se hanno un “curriculum vitae” che giustifichi il loro interesse a prendere decisioni, non per loro stessi, ma per l’intera comunità che vorrebbero rappresentare. Ne vedremo delle belle. E’ chiaro che la nostra “legge” varrà per tutte le coalizioni, perché il problema non riguarda assolutamente e soltanto il Partito Democratico.

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