SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Punta dritto al cuore delle attuali contraddizioni interne del Partito Democratico piceno, e lo fa con piglio semplice e incisivo. Palmiro Merli, ex assessore e consigliere comunale a San Benedetto, personaggio storico del centrosinistra locale, si dice “smarrito” di fronte alle candidature messe in campo nel suo schieramento per le elezioni provinciali del 2009 (le prime dopo la scissione Ascoli-Fermo).
Afferma Palmiro Merli: «C’è uno schieramento interno al Pd a cui non piace come ha governato Massimo Rossi e quindi sta puntando a cambiare il candidato di coalizione. Ma molti, come me, non hanno capito che cosa non sia andato bene nell’operato di Massimo Rossi in questi anni. Forse non ha lavorato ed applicato i valori di una politica di centrosinistra? Spiegatecelo, per favore, magari partendo dall’eredità del Bilancio che l’Amministrazione Rossi si è trovata a gestire, per poi proseguire con la divisione della Provincia per la quale si sta ancora discutendo».

Mandozzi al posto di Rossi: da questo dato futuribile, Merli lancia poi questa analisi e queste domande: «C’è chi sostiene che alla base di questa volontà di eliminare Massimo Rossi vi siano questioni molto banali e cioè dare spazio a qualcuno appartenente allo schieramento del Partito Democratico mettendo a rischio così la coalizione di centrosinistra. Ma addirittura viene candidato a sostituire Rossi colui che per ben cinque anni è stato il Vicepresidente della Giunta Provinciale (Mandozzi, ndr), condividendo e votando tutte le decisioni più importanti, e che ha goduto come rappresentante del maggior partito di coalizione di un’ampia autonomia politica e gestionale. Da elettore – sottolinea Merli – se per un motivo del genere si dovesse rompere la coalizione di centrosinistra, favorendo così una vittoria certa della destra, passerei sicuramente da un’attuale stato di indifferenza ad una grande rabbia chiedendo conto a chi ha governato tali strategie politiche di autolesionismo. E un’altra domanda semplice sorge spontanea: la candidatura del Partito Democratico significa che disconosce quanto lui stesso ha contribuito a costruire? Allora sarebbe più onesto dichiarare il fallimento della propria esperienza amministrativa e dimettersi subito».

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