SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un Consiglio comunale lungo, e tutto sommato pacato nei toni, quello che, nella serata di lunedì, ha visto la “delega” data dalla maggioranza al sindaco per un “mandato esplorativo” con il quale il primo cittadino verificherà l’eventuale interesse di soggetti pubblici o privati a riqualificare l’area del Ballarin. Abbiamo scritto tutti, o quasi, i passaggi salienti nella diretta web. Alcune questioni, però, val la pena di rimarcarle.

I MACIGNI DI GASPARI Esce in qualche modo rafforzato dalla compattezza della maggioranza che si affida ancora a lui. Anche se, lo stesso sindaco ne è consapevole, crediamo, si tratta di una delega che è anche una scelta pilatesca dei gruppi di maggioranza, che, quasi tutti, sono sembrati, durante l’intera e complicata vicenda e ancora ieri, andare a rimorchio delle scelte del sindaco e delle proposte della Fondazione, senza avere la capacità di articolare proposte migliorative o di frenare, eventualmente, l’accordo. Adesso il sindaco torna di nuovo al centro della scena: per lui la scommessa è alta. Se chiude con un accordo ragionevole – certo, poi dovrà tornare in Consiglio – potrà beneficiare dei meriti dell’intera operazione e far dimenticare gli errori commessi e da lui stesso ammessi («Il ritiro della Fondazione Carisap resta un macigno» ha detto, precisando che «non tutto è perduto»). Se però non avrà l’accortezza di portare tutto alla luce del sole (annullando magari l’intero percorso compiuto da un anno a questa parte, come velatamente suggerito dal consigliere del Pd Nazzareno Menzietti) e di far prendere responsabilità chiare alla sua maggioranza, rischia di trasformare il “caso” Ballarin in una trappola politica dalla quale potrebbe non riprendersi più.

LE STREGHE DI BENIGNI
Citatissima, durante la durata del Consiglio, la stampa. Anche perché l’intera vicenda Ballarin si è svolta, più che nelle opportune sedi politiche, sui mezzi di comunicazione, a partire da quella (inopportuna?) conferenza stampa a braccetto tra il sindaco Gaspari e il presidente della Fondazione Carisap Marini Marini. Qualcuno, però, come il consigliere del Partito Democratico Claudio Benigni, non è arrivato a chiarire bene l’argomento del suo intervento. In sintesi l’esponente di maggioranza ha detto che «il sindaco Gaspari è stato oggetto di una campagna mediatica negativa organizzata scientificamente». Crediamo – e questo spazio è a sua disposizione se lo vorrà, anzi, a sua doverosa disposizione – che sia una sorta di maleducazione, in politica come in altri ambiti, discreditare in questo modo l’azione della stampa, senza però citare pari pari quali testate o quali giornalisti sarebbero stati «organizzati scientificamente». Lungi da noi ritenere la stampa un luogo di anime candide – come ogni altro settore della vita pubblica, bene e male sono interrelati. Però è cosa buona e giusta parlare chiaramente e non generalizzare, e permettere alle persone accusate, se lo vorranno, di rispondere. Altrimenti si fa demagogia, oppure si cercano alibi. Se un consigliere comunale pensa che ci siano stati giornalisti «organizzati scientificamente», fa un’accusa grave che deve essere, se non comprovata nei fatti, spiegata senza esitazioni. Una spiegazione che deve essere richiesta nei confronti della cittadinanza che si informa, oltre che del sindaco e dei colleghi consiglieri. Aspetteremo.

LE PERPLESSITA’ DI PRIMAVERA Il consigliere di Rifondazione ha votato il “mandato esplorativo“, ma non ha mancato di piazzare i suoi distinguo che, in qualche modo, lo rendono il più originale tra i consiglieri comunali, almeno in questa fase. Ha detto una sacrosanta verità: «Non deve essere la Fondazione a imporre condizioni al Comune, ma il contrario». Lo ripetiamo da un anno: definiamo la “Cosa”, poi vediamo chi ci sta, non il contrario (vediamo chi ci sta e poi decidiamo la “Cosa”). E’ stato anche tra i pochi che, incurante degli aspetti burocratici (che, certo, hanno avuto il loro peso, ma non hanno ostacolato alcun processo decisionale riguardo la “Cosa”, processi che comunque non ci sono stati), ha puntato sulla sostanza della discussione. Tuttavia, da consigliere comunale, tralascia un aspetto importante. Primavera dice: «L’assessore Capriotti, durante l’incontro con Tschumi, aveva proposto di realizzare un Acquario o un Museo del Mare, ma la Fondazione ha detto chiaramente che non ci sarebbe stata». Tutto vero: Marini Marini affermò che l’Acquario di Genova ha i conti in rosso, e, se queste erano le esigenze del Comune, sarebbe stato meglio affidare l’opera ad un privato piuttosto che ad una Fondazione. Tuttavia Primavera deve fare autocritica – o meglio, criticare la propria maggioranza – perché se l’assessore Capriotti non è il Comune di San Benedetto, neanche una risposta data nell’ambito di un incontro informale da parte di Marini Marini rappresenta una decisione della Fondazione. Se il Comune voleva un Museo del Mare o un’Acquario o vattelapesca, doveva semplicemente deciderlo e quindi comunicarlo alla Fondazione. A quel punto, se la Fondazione avesse detto no, l’insuccesso avrebbe avuto un chiaro padre (ma poteva Marini Marini rifiutarsi così nettamente dopo le chiare lettere che ha scritto, da noi già pubblicate?), mentre ora l’insuccesso sta tutto nella incapacità dell’amministrazione comunale – ancora oggi – di definire una propria idea del Ballarin indipendentemente dai partner che parteciperanno alla sua riqualificazione.

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