SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dalle ore 21

Il sindaco Giovanni Gaspari inaugura il Cosiglio ricostruendo la storia dell’ultimo anno, dai rapporti tra Comune e Fondazione Carisap agli incontri con i portatori di interesse e le commissioni consiliari. Gaspari ammette: “Questo consiglio parte con un macigno, che è la lettera della Fondazione Carisap che ha scritto che, poiché ci sono stati eccessivi ritardi, si tira dietro da questo negozio giuridico. Questo non significa che la Fondazione si tira indietro, ma significa che non si aderirà più a quel modo. Non escludo che non ci siano stati degli errori in questo percorso, ma credo che il consiglio si deve concentrare più sulle opportunità che abbiamo davanti piuttosto che fare inutili dietrologie, anche se siamo tutti amministratori e possiamo fare ognuno quello che preferiamo”.

Gaspari legge poi la lettera scritta dalla Fondazione: “Raccomandata del 10 novembre: Oggetto, realizzazione grande opera architettonica da destinarsi ad uso pubblico“. “Si fa seguito alle precedenti lettere – legge Gaspari, che poi continua: “Anche tra l’architetto Tschumi e la Fondazione non c’è stato un addio, perché se nel prossimo futuro se ci saranno le condizioni allora questo accordo avrà seguito”.”So che la mia delibera non è più valida – dice Gaspari – ma spero che questo Consiglio comunale sia in grado di dare a me un indirizzo per avere un’idea di cosa deve diventare l’area Ballarin, all’interno della proposta della società Nomisma che sta analizzando l’area del porto, e dico che la Nomisma deve riprendere questo lavoro. Dico questo perché c’è una convinzione diffusa che la ripresa di questa città deve passare attraverso l’allargamento verso mare e ittico, ma il mare è anche una stroardinaria opportunità di legare il vecchio e il nuovo. Quindi scommettiamo su quell’area e non possiamo prescindere dall’area Ballarin“.

Il discorso di Gaspari sembra molto pacato e indirizzato in maniera chiara alla sua parte politica, dalla quale si aspetta indicazioni e un rafforzamento della sua figura.  Gaspari continua: “Gli accordi tra pubblico e privato saranno sempre più frequenti, a causa delle ridotte disponibilità della finanza pubblica”.

ORE 21:05 INTERVIENE PIUNTI DI AN, MOZIONE D’ORDINE “Il suo discorso può sembrare quello di un buon padre di famiglia. Apprendiamo questa sera che la città ha partecipato con incontri e commissioni consiliari. Io, però, non l’ho visto. Il dibattito non l’ho visto, l’ho sentito solo attravrso le pagine dei giornali. Lei a giugno non ne sapeva nulla, nonostante dovesse arrivare Tschumi, lei ci ha detto che non ne sapeva nulla, oltre a qualche proposta più o meno condivisibile, tutto si è risolto alla discussione con questo professore. Poi, lo dice lei, c’è la raccomandata della Fondazione che, lo dice lei, pesa come un macigno. E di chi è la responsabilità se non sua? Nell’ultima riunione di commissione, che è avvenuta l’11 novembre, avevo chiesto di cosa questa sera dibattevamo, perché il 31 di ottobre voi eravati ancora convinti della disponibilità dei 10 milioni di euro della Fondazione Carisap, perché vorrei sapere se questa convocazione ha un senso. Io non so se Gaspari vuole dichiararsi colpevole o se vuole invece coinvolgere altre persone, al momento non coinvolte, nell’errore, per essere correi di questo grave errore”.

ORE 21.10 INTERVIENE LINA LAZZARI (PD): “Questa città non ha solo il Ballarin, vorrei ricordarlo. Prima di dare avvio a tutta la vicenda, bisognava partire dal dibattito. Avremmo dovuto fin dall’inizio dibattere per dare degli indirizzi su cosa fare nell’area Ballarin. Facciamolo adesso, è dal confronto che vengono fuori le posizioni più idonee. Sul Ballarin si sono dette tante cose, forse troppe, forse non sempre dalle persone adeguate”.
“Non è stata una sciagura, ma un’occasione persa. Io ero molto preoccupata se l’opera progettata da Tschumi non fosse andata in sintonia con ciò che noi pensiamo debba essere la riqualificazione dell’area portuale. Ora mi sento più tranquilla sul fatto che qualsiasi cosa andiamo a realizzare lì, non sarà l’ennesima cattedrale nel deserto. Perciò credo che questo ordine del giorno riposizioni la situazione nella giusta maniera. La classe politica non manca di progettualità. Mancherebbe se non approvasse il nuovo Piano Regolatore della città, quella sì sarebbe una sciagura. Credo che nell’area Ballarin vada realizzata un’opera pubblica. Sento di imprenditori interessati, io sono favorevole agli accordi fra pubblico e privato, ma sono affinché l’opera sia di pubblica funzione”…

L’atto di indirizzo è stato ritirato, ora si discute di un ordine del giorno presentato dal sindaco che dice: “Il Consiglio comunale di San Benedetto dà mandato al sindaco di esplorare le possibili strade per arrivare a un progetto di riqualificazione dell’area Ballarin, valutando tutte le proposte che vengono da soggetti pubblici o privati, precisando che deve essere escluso l’utilizzo di strumenti quali la Finanza di progetto e le varianti al Piano Regolatore generale per puntuali Accordi di programma. Questa esplorazione partirà tenendo conto innanzitutto della volontà della Fondazione di intervenire in questa area, con le risorse finanziarie previste dalla stessa”.

Interviene GIORGIO DE VECCHIS (An): “Procedura non regolare, ritengo. E comunque, è mancata ogni comunicazione ai consiglieri sulla vicenda, persino sulle raccomandate inviate dalla Fondazione al Comune in questi mesi. Noi le abbiamo ricevute pochi giorni fa. La Fondazione non ha mai individuato l’area. Ma l’individuazione dell’area non era compito del Consiglio comunale? Eppure non è stato fatto. La responsabilità di ciò è del sindaco. Oggi lei coinvolge il Consiglio comunale, ma a tempo scaduto. Dopo un anno, ci viene a dire che vuole avere un mandato esplorativo. Ma ora noi non ci possiamo prendere questa responsabilità, lei ci doveva coinvolgere prima. Lei si è arrogato un diritto che non aveva. E lei ha anche la responsabilità di aver mandato all’aria questa grande occasione. Un architetto come Tschumi non poteva rimanere appeso a San Benedetto, anzi non a San Benedetto, ma al sindaco di San Benedetto. Dall’ordine del giorno sembra ancora che la Fondazione voglia intervenire sul Ballarin. Oppure c’è qualcosa che noi non sappiamo?”.
De Vecchis ha poi chiesto le dimissioni del sindaco: “Avrebbe dovuto rassegnarle per via del suo errore. Poi se la sua maggioranza le avesse rifiutate, avrebbe potuto scegliere altre soluzioni”

BRUNO GABRIELLI (Forza Italia)
: “Io su questo ordine del giorno non vedo molte scappatoie. Io penso che questo Consiglio dovrebbe indicare una rosa di soluzioni che potrebbero essere utili alla Fondazione per non ritirare la sua proposta. Certo, non in questa sede, perché non ne abbiamo la cognizione”. Gabrielli fa poi riferimento alla impossibilità di alienare l’area Ballarin, in quanto area demaniale riscattata, e fa riferimento alla giurisprudenza in materia, e poi sulla “donazione modale”.C’è una serie di cause che vanno ad inficiare la donazione modale, e quindi chi ha puntato questa linea se ne deve assumere la responsabilità. Ma, poiché sento la responsabilità di questa scelta, io metto qui la possibilità di ricorrere al diritto di superficie. La giurisprudenza segnala questo negozio giuridico come il più appropriato per situazioni del genere, do questo input che poi darò al sindaco.

NARCISI (PSI): “Siamo amareggiati, ma vogliamo sottolineare il comportamento della Fondazione, secondo noi poco corretto, che non rientra nella sua tradizione. La Fondazione è una delle sette fondazioni private d’Italia, e siamo riconoscenti per quello che ha fatto per il nostro territorio. Eppure non capiamo come s’è comportata, ha fatto tutto lei. E’ venuta qui, ha offerto la possibilità, ha indicato il progettista, ha fatto l’atto amministrativa attraverso interpello di notai e avvocati. Noi abbiamo solo indicato l’area, fin quando un funzionario del Comune si è reso conto che quell’atto non poteva essere realizzato. Quindi, all’improvviso, la Fondazione ha ritirato l’offerta per “scadenza dei termini”, quindi a tutti sembra che l’amministrazione non avesse dato seguito agli input della Fondazione. Ci siamo rimasti male. Le nostre osservazioni erano tanto giuste che la Fondazione non se l’è sentita di portare avanti un impegno economico così importante perché non aveva atti che potevano supportare queste garanzie. La Fondazione si è resa conto che questo atto amministrativo che noi volevamo non dava ad essa le garanzie necessarie, quindi non ha potuto portare avanti questa trattativa perché non si sentiva garantita. Adesso ci chiede di fare un altra forma di negozio giuridico e di indicare un’altra area: noi siamo a favore dell’area Ballarin, per riqualificarla, quindi diamo mandato pieno al sindaco per esplorare un’altra forma di negozio giuridico per quell’area”.

FELICETTI (PRI): “Due sono i pilastri per rilanciare San Benedetto: uno è il porticciolo turistico, l’altro è l’area Ballarin. Anche se sulla Stu, Società di Trasformazione Urbana per l’area porto, sono sorti dei problemi giuridici, alcune indicazione dagli studi condotti negli ultimi anni ne abbiamo avute, Ballarin compreso. Qui abbiamo degli utili suggerimenti su cosa può essere utile a questa città nell’area del Ballarin e del porto. Si deve inoltre salvuaguardare la viabilità tra viale Colombo e il lungomare di Grottammare. Giusto, perciò, coinvolgere anche il sindaco di Grottammare. Mi piace il dibattito che si è scatenato sulla stampa e in città su quest’area, anche a causa degli errori c’è stato modo di discutere più a fondo. Gli imprenditori, invece, si sono esposti solo sui giornali, ma senza proposte concrete. Solo la Fondazione si è mossa in quel senso, e a lei dobbiamo essere grati. Non dimentichiamo poi il rilancio del Porticciolo turistico come importante elemento attrattivo”.
“Io che ho la mia età riconosco sconfitte della politica. Una la ricordava proprio Gino Troli, l’ho letta su Sambenedettoggi.it, riguardo un monumento di Fazzini sulla foce dell’Albula. Per non pensare alla situazione della Sentina, dove rischiamo di trovare una centrale nucleare”.

BRUNI (ITALIA DEI VALORI): “Condivido la scelta del sindaco riguardo la destinazione da dare all’opera sul Ballarin, perché oltre che ad essere un luogo storico per lo sport sambenedettese, è collocato in una zona strategica. San Benedetto è emerso proprio grazie al porto, che ha dato ricchezza non solo ai sambenedettesi ma a tutto il territorio. Purtroppo i cavilli burocratici hanno bloccato la collaborazione con la Fondazione, che, anch’essa, ha puntato in grande conoscendo l’importanza del posto. Quindi spero che si possa dare mandato al sindaco per continuare la sua esplorazione”.
NICO (UDC): “Se un ordine del giorno di questo genere fosse arrivato in Consiglio un po’ di tempo fa, avremmo potuto parlare di contenuti. Ma alla fine di settembre eravamo informati da tutto soltanto dai giornali. L’area del Ballarin dovà restare libera e gratuita, non si può fare un project financing che determini un incasso da parte di chi farà l’investimento. Lo stesso si dica per un accordo di programma. Proviamo quindi di far realizzare qualcosa attraverso un percorso condiviso e che deve essere di fruizione pubblica gratuita“.
URBINATI (PD): ”

Innanzitutto abbiamo compiuto un passo importante acquisendo l’area. Poi, un anno fa, si fece viva la Fondazione e il sindaco fece bene a pubblicizzarla con una conferenza stampa. Stasera l’aula consiliare è molto affollata come mai l’ho vista. Questo è il segnale che in città c’è stato un dibattito vivo. In un anno abbiamo incontrato i quartieri, sono nati anche Comitati pro Ballarin. Se occorreva scegliere un’altra area invece che il Ballarin, perché non è stato proposto? Do atto alla Fondazione di essere stata chiara fin dall’inizio e sulla finalità dell’opera, pubblica e a servizio del territorio e le chiedo di continuare a seguire il territorio”.
MARINUCCI (VERDI): “L’interesse deve essere pubblico e reale, non credo che i costruttori possano essere i nostri interlocutori”.
ASSENTI (FORZA ITALIA): “Nessuno di noi vuole perdere questa occasione. Urbinati dice che la minoranza non ha fatto le proprie proposte. Non è vero: la delibera originaria nacque da una intuizione del sindaco nel Consiglio comunale del dicembre 2007, dicendo che ci poteva essere la possibilità di acquisire l’area. Nel tempo ci sono state tante idee su cosa realizzare, ma fino a luglio 2008 eravate convinti di poter vendere l’area. Se l’area di poteva vendere, adesso la delibera sarebbe stata votata. Noi dicevamo che la donazione modale non andava bene, ma volevamo il bando. Questo lo si è scoperto a settembre, e qui nasce il problema dell’amministrazione! La Fondazione si è ritirata perché non è stato prodotto uno straccio di documento che attesti la fattibilità dell’opera. E quindi l’amministrazione ha dovuto ritirare la sua delibera. Tutto quello di cui abbiamo parlato stasera doveva essere discusso prima. Quindi tutto è stato fare per errore. L’errore non è solo di Gaspari, perché voleva essere ricordato come il sindaco del Ballarin, ma la responsabilità è anche dei consiglieri di maggioranza. Noi lo abbiamo detto, scritto, siamo andati sui giornali”.

EVANGELISTI (PD): “L’atto di indirizzo che ritiriamo aveva tutte le garanzie per la cittadinanza e il consiglio comunale. Credo che il percorso è stato non facile ma trasparente. Oggi ragioniamo su una strada diversa, spero che il sindaco riesca a recuperare questa possibilità. Unico rammarico: non è bello vedere sulla stampa che qualcuno – non mi riferisco alla minoranza – che ci siano interventi di forze politiche che vedono in maniera positiva che la maggioranza possa trovarsi in difficoltà su una questione e si augurino che la maggioranza possa andare in crisi su una questione del genere (Capriotti? Primavera? Sinistra Democratica? ndr)”.

MENZIETTI (PD): “Di tutte le opere che la Fondazione ha finanziato, mai ha richiesto la proprietà. Non c’è dubbio che l’area vada riqualificata. Un’occasione persa non è l’occasione persa di tutta la vita, spero ci saranno altre soluzioni che cercheremo con forza, con l’impegno di tutta la maggioranza che ribadisce la massima fiducia nel sindaco. Certo che ad ogni soluzione dovrà seguire un indirizzo del Consiglio”.

PRIMAVERA (RC): “In questi mesi il dibattito è stato solo giuridico. Non c’è un’idea, anche dalla parte della minoranza, che spera che non si ottengano risultati per mettere in difficoltà la maggioranza. Ma dopo tre ore non ho sentito nulla, oltre il metodo, sul merito, tranne Felicetti. Noi avevamo preparato un opuscolo di 16 pagine per dire che non eravamo d’accordo, perché non è semplice spiegarlo alla cittadinanza. Noi diciamo da un anno che la donazione non è la modalità giusta per una questione politica. La Fondazione è la prima fondazione europea ad avere un processo certificato, e la generosità anche verso San Benedetto. Ma io credo che la ristrettezza delle finanze possa giustificare che un privato possa dettare le condizioni alla politica. Noi crediamo che proprio nella storia della Fondazione vada trovata la risposta: la pretesa della fondazione è inusuale anche nella storia della Fondazione. Nel 1990 la Fondazione ha acquistato il Caffè Meletti e l’ha gestita. Quando ha dato dei fondi al teatro di Amandola, non ha chiesto la proprietà del teatro. E neanche al Maggioni, ha chiesto la proprietà della palestra. La Fondazione non toccava il suo patrimonio, ma quello del Comune sì. Sono sicuro che non ci siano speculazioni, ma dobbiamo pensare a qualcosa per cui la Fondazione sia sponsor del Comune, non il contrario. La pianificazione deve essere politica, e la Fondazione deve sostenerla. Per me è importante andare avanti, ma il Comune deve dettare le condizioni. Non mi risulta che davvero la Fondazione aspettasse cosa farci e basta. Rifondazione ha chiesto di farci un acquario o un museo del mare, la Fondazione non si è dichiarata disponibile. Oggi ci troviamo di fronte a due possibilità. Io voterò quest’atto per recuperare un rapporto con la Fondazione. Altrimenti facciamo in modo che quello spazio resti pubblico, con i soldi pubblici”.

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