SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Samb-Pro Sesto: ovvero la prova che un allenatore può essere fondamentale. Nel bene, o nel male. Enrico Piccioni oggi l’ha dimostrato: ha messo in campo una formazione oggettivamente impresentabile ad inizio gara. Poi ha capito gli errori – evidentissimi – ed è stato bravo a correggerli, non solo negli uomini ma anche nello schema di gioco.

Il buon Gianmarco Piccioni, figlio dell’allenatore, possiede indubbie qualità tecniche e non ci stupiremmo, un giorno, se arrivasse anche ad una categoria superiore. Il modo in cui ha calciato il pallone nell’unica occasione che gli è capitata, cercando la palombella a girare sul secondo palo, lo testimonia. Ma schierarlo in una gara con il campo pesante, all’esordio assoluto tra i professionisti, è stato sicuramente un azzardo.

Marino, invece, nonostante avesse la maglia numero 10 sulle spalle, a Gubbio giocava come terzino e, nonostante le giustificazioni di Piccioni, per nulla al mondo può giocare a centrocampo, al posto invece di calciatori che in quel ruolo hanno totalizzato quasi duecento presenze in terza serie (ogni riferimento a Magnani è puramente voluto).

In più, Piccioni, aveva voluto rimescolare carte già così rimescolate a causa delle assenze, da tornare, di fatto, al 4-3-3 di inizio campionato (Morini giocava da seconda punta, in appoggio a Piccioni jr, e Cigan da esterno di centrocampo che, di fatto, era una terza punta). Tutto da rifare. Così il “Baffo” si cospargeva il capo di cenere e iniziava, di fronte ad una Pro Sesto che pareva strabordare, a modificare la squadra.

Prima entrava Magnani per Marino (ma va!). Poi, ad inizio ripresa, toglieva Piccioni jr. per far spazio a Titone, e contemporaneamente razionalizzava l’assetto tattico: Cigan prima punta, Morini praticamente due metri dietro, Titone e Magnani sulle fasce, Forò e Briglia mediani. Tutto così logico. Quel che non era logico, e questa è la bellezza del calcio, era la prestazione di Titone.

Sia chiaro: la sua gara si è inserita in un contesto in cui tutti hanno brillato, in special modo Magnani, Morini (che oggi ha dimostrato che deve giocare per novanta minuti e non per scampoli di gara) e, nella ripresa, anche Cigan e Briglia, senza dimenticare, in difesa, Tinazzi, Moi e Dazzi. Però Titone ha strappato applausi: palla al piede, era impossibile fermarlo, tanto che ha ubriacato di dribbling secchi e doppi passi i suoi marcatori (Sala ha cambiato il suo uomo almeno tre volte, senza risultati).

Da tempo non si ammiravano, al Riviera, giocate di tale livello. Entrambi i gol nascono da sue iniziative geniali, ma in almeno altre tre occasioni è arrivato sul fondo e ha messo pericolosi palloni in area. Bravo. Nonostante la vittoria, la Samb non è ancora uscita dalla zona play-out (sembra una maledizione che accompagna Piccioni, anche nello scorso campionato).

Però siamo convinti che questa squadra, con qualche piccolo accorgimento (una seconda punta di categoria, un terzino sinistro che possa far tornare Ferrini a centrocampo) può dare molte soddisfazioni ai tifosi rossoblu. Che oggi non erano neanche duemila. Cerchiamo di invertire la rotta.

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