Prendo spunto dal libro “La casta” riveduto e aggiornato dagli autori per parlare dei privilegi dei politici in un momento di grave crisi economica mondiale.
C’è recessione in tutto il mondo, il commissario agli affari economici J. Almunia prevede per Eurolandia una crescita zero per il 2009 e male il 2010, il governatore della banca d’Italia Draghi ed eminenti economisti parlano di possibile periodo di stagnazione e deflazione per lo stesso periodo.
Sono dati macroeconomici che ci devono far riflettere e chi ci governa parla di tagli necessari e sacrifici per tutti.
Abbiamo le pensioni e gli stipendi più bassi e le retribuzioni parlamentari più alte d’Europa, compresi i nostri eurodeputati che guadagnano ancora di più.
Ci dicono (è una delle tesi più accreditate) che questo trattamento economico da privilegiati è indispensabile perché i nostri parlamentari siano messi in condizione di svolgere al meglio il loro lavoro. E’ una favola, visto che in Europa per le stesse responsabilità si guadagna molto meno e senza quella miriade di altri privilegi (pensioni d’oro dopo mezza legislatura, auto blu a spreco, viaggi gratuiti e altre infinite agevolazioni).
Sono 945 fra deputati e senatori ma pochi contano veramente; non si ribellano perché tali privilegi (con le liste bloccate) vengono assegnati dai vertici o dal vertice dei partiti per cui il parlamentare eletto non si ribella mai, pena l’esclusione dalle liste nella seguente tornata elettorale.
Perché non ridurli allora, vista l’inutilità di tanti onorevoli e gli alti costi della politica in un momento di grave crisi?
Berlusconi la mise come una delle sue priorità, se avesse vinto le elezioni, quando entrò in politica nel 1994!
Tagliare una parte dei loro privilegi è un obbligo morale per chi ha a cuore il bene comune in un momento di crisi molto complessa da gestire e con il debito pubblico che ci ritroviamo!
Gli onorevoli che agiscono, incidono e fanno politica sono sempre i soliti e sono pochi sia nella prima che nella seconda repubblica; allora perché non ridurli?
Stesso discorso per le province, le comunità montane e altri enti inutili: perché esistono ancora, visto che furono fatte le regioni per uno scopo ben preciso?
I politici in Italia dovrebbero essere circa 430 mila (compreso regioni provincie e comuni) e mediamente costano alla comunità 15 miliardi di euro l’anno (1% del pil); quale momento migliore per razionalizzare le spese visto che i soldi sono pochi?
Queste competenze non potrebbero essere accorpate? Si facciano studi al riguardo.
Io dico che se ne dovrebbe parlare di più e sensibilizzare ulteriormente l’opinione pubblica ad incalzare i politici in tal senso.
Sarà molto arduo rimuovere queste posizioni di privilegio consolidate ma Io confido molto sui giovani perché la politica sia concepita più come un servizio per la gente che come centro di puro potere ben remunerato.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 676 volte, 1 oggi)