SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Mettiamola così. Vi recate al Comune perché volete informarvi su come procedono i lavori per il sottopasso San Giovanni a Porto d’Ascoli. Quest’ultimo, almeno fino a poco tempo fa, rientrava nella lista di quelle opere ritenute “essenziali” per la messa in sicurezza del fiume Tronto.

A naso pensate che un referente potrebbe essere l’ingegner Marco Cicchi del Settore Assetto del Territorio? No (ed uno!). Con modi gentili ma senza ombra di dubbio vi informa che è competenza di un altro reparto. Ok. Fate il giro e bussate discretamente all’ufficio dell’ingegner Nicola Antolini, direttore responsabile (così è scritto sulla targa) del comparto Programmazione OO.PP. Sicurezza.

Avete fatto centro? No (e due !). «Sarei pronto ad aiutarla ma sa, questa è materia piuttosto delicata, la invito a rivolgersi al dirigente». Bene. Qualche metro più in là ecco la stanza dei bottoni dell’architetto Farnush Davarpanah, dirigente del settore Progettazione Opere Pubbliche. Hurra? No (e tre!). «Non è per essere scortese – precisa con modi affettati il dirigente – ma, vista la materia, la invito a rivolgersi all’assessore referente».

Per dimostrarvi in pieno tutta la sua buona volontà ad aiutarvi il dirigente telefona egli stesso alla persona in questione. Dopo aver parlottato del più e del meno per dieci minuti abbondanti consiglia di rivolgervi a Leo Sestri, assessore ai Lavori Pubblici. In ufficio non c’è. Sconsolato, uscite dal palazzo e…. voilà, lo avvicinate mentre sta facendo il suo ingresso nella sala consigliare.

Ce l’avete fatta? No (e quattro!). «Su questo argomento, tenuto anche conto della materia – precisa l’assessore – l’unica persona a poterle dare piena delucidazione è il sindaco». Vi recate presso la segreteria del primo cittadino Giovanni Gaspari. Convinti di essere giunti alla meta? No (e cinque!) «Il sindaco oggi è molto impegnato. La preghiamo di riprovare domani».

Si sono fatte le ore 13. Avete iniziato il giro alle undici per cui avete speso due ore del vostro tempo rimbalzando a vuoto di qua e di là come una pallina da flipper. Ma non è questo a preoccuparvi. A farvi riflettere, e non poco, è quel clima di frustrata impotenza e senso di allergia-mediatica dipinto sul volto dei vostri interlocutori (tranne il primo).

E’ quell’atmosfera da corridoi del Kgb. Le risposte e gli inviti a passare oltre espressi con modi e toni in stile quasi “fantozziano”. Dove anche un tema all’apparenza innocente e noto a tutti come la realizzazione di un sottopasso diventa all’improvviso “materia delicata”. Pensate a possibili riflessi scatenati dallo “Tsunami-Ballarin”… e forse non vi sbagliate.

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