COSSIGNANO – Un volume per conoscere più da vicino la storia e le principali caratteristiche di alcuni straordinari esemplari di grandi piante presenti sul territorio regionale: è questo l’impegno di Valido Capodarca, autore del libro “Alberi monumentali delle Marche” (Roberto Scocco Edizioni) che sarà presentato domenica 16 novembre a Cossignano (alle ore 17) presso la Sala delle Culture nel municipio. All’incontro prenderanno parte anche l’assessore provinciale all’Ambiente Manuela Marchetti e Cesare Carillo, comandante del Corpo Forestale dello Stato della Stazione di Castignano.

Si tratta di un articolato lavoro di documentazione (con immagini, indicazione di nomi, località, dati tecnici delle singole piante) per un ideale viaggio fotografico e descrittivo sul ricco patrimonio arboreo delle Marche. Nel Piceno sono presenti alcuni esemplari di alberi monumentali di particolare bellezza e richiamo, come la quercia di San Giacomo della Marca a Monteprandone, e tanti altri esemplari siti lungo la valle del Tronto, la valle del Tesino, la Val d’Aso, lungo la zona del Tenna, nel cuore dei Sibillini, nel bacino dell’Ete Morto e nell’entroterra fermano.

«La sopravvivenza dei grandi alberi è molto importante non solo per l’equilibrio dell’ecosistema naturale dei luoghi, ma anche per la testimonianza culturale, storica e turistica – dice l’autore dell’opera Valido Capodarca – un tesoro di verde e di cultura che occorre, tuttavia, di interventi normativi e azioni di tutela sempre più capillari per fronteggiare il pericolo della loro scomparsa. Basti pensare che, nella sola provincia di Ascoli si è registrato, negli ultimi decenni, il crollo di ben 7 esemplari su 16. Dati preoccupanti che dimostrano ancor di più l’importanza di rafforzare e diffondere la loro cura».

Dice il sindaco di Cossignano Roberto De Angelis: «Scorreranno via piacevolmente i racconti sul perché di una denominazione, sulle vicende di storia, più o meno recente, che si è dispiegata intorno, sulle malefatte degli uomini ai danni della natura e sulla meno eclatante volontà di proteggerla. Cento e più racconti, dunque, a illustrarci la vita di cento e più “patriarchi” verdi, sulla cui chioma grava più volte il ripetuto numero di anni».

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