SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Crossing borders”, la mostra fotografica di Raffaella Milandri che si tiene al piano terra del Comune dall’ 8 novembre al 13 dicembre, è un emozionante cammino indagatore nella vita di strada, nei mercati e nei vicoli dell’India, che ne svela i mille volti dell’identità culturale e sociale nel XXI secolo, in un rincorrersi di similitudini e dissonanze, contrasti e parallelismi con la nostra cultura.

Vuole immortalare momenti e immagini prima che il fiume in piena della globalizzazione le spazzi via, commenta la Milandri, ex dirigente d’azienda, viaggiatrice in solitaria e fotografa.
Particolarmente interessanti le sezioni dedicate al lavoro minorile e alla condizione femminile in India.
La mostra, aperta a tutti, è proposta alle scuole ad uso didattico, con possibilità di visita guidata dall’artista su richiesta, e approfondimento di tematiche specifiche richieste dagli insegnanti (lavoro minorile, religione, economia, etc)
Raffaella nei suoi viaggi ama mescolarsi fra la gente in un rapporto senza barriere, ama entrare nelle case, parlare con le famiglie. Le immagini dei suoi reportage sono il frutto della sua curiosità e della sua voglia di indagare, confrontare e scoprire motivi di affinità ed integrazione tra diversi popoli, oltre a rappresentare la riproduzione visuale di intense emozioni che animano lo spirito di questa artista.
«Avverto nel mio viaggiare una urgenza dettata dalla globalizzazione galoppante, una premura nel riuscire ad identificare le differenze culturali prima che si annacquino fino a scomparire. Il cosiddetto “mondo occidentale” si è ormai eretto a modello di vita ideale anche in quei Paesi che hanno radici e tradizioni antichissime. Ho visto nel Kutch, regione dell’India, famiglie delle tribù Rabari e Jats, disfarsi di tradizionali e splendidi mobili in legno intarsiato, per far spazio a “moderni” scaffali in plastica. Ho visto abitazioni stupende nella loro precisa identità culturale rimpiazzate da squallidi prefabbricati che incarnano il modello “occidentale” . Non ho parole per descrivere il senso di impotenza e dolore che provo di fronte a questa “modernizzazione” e trovo nelle mie foto un modo per cristallizzare le differenze tra i vari popoli e le varie culture prima che esse vengano fagocitate dal “progresso”. Progresso oggi dovrebbe significare soprattutto istruzione pubblica, assistenza sanitaria per tutti, garanzia dei diritti dell’uomo, della donna e del bambino, ma viene spesso mistificato e confuso con il consumismo: possesso di televisore, cellulare, automobile e così via».

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